Lutto nel cinema italiano: ci ha lasciato uno degli ultimi veri maestri della regia: È morto Paolo Taviani. Tra i suoi capolavori “Padre Padrone” e “San Michele aveva un gallo”

È morto il regista Paolo Taviani, maestro del cinema italiano con il fratello Vittorio
Tra i suoi capolavori: “Padre Padrone” e “San Michele aveva un gallo”. Stava per tornare sul set per il suo nuovo film. Mattarella: i suoi capolavori permeati di rara sensibilità estetica e da una forte tensione etica.

Nato a San Miniato (Pisa) l’8 novembre 1931, era arrivato a Roma negli anni Cinquanta con il fratello Vittorio. Iniziarono a lavorare nel cinema e diressero alcuni documentari tra cui San Miniato luglio ’44, con il contributo alla sceneggiatura di Cesare Zavattini.

“I fratelli Taviani” sono diventati nel tempo un vero e proprio  ‘marchio cinematografico’: nel 1967 iniziarono un’attività autonoma, dirigendo, da allora sempre insieme, il primo film, “I sovversivi”.

Coerenti interpreti di un cinema civilmente impegnato, nella seconda fase della loro carriera, pur continuando a rappresentare la necessità e il rimpianto dell’utopia, si sono dedicati soprattutto alla rievocazione del passato e alla trascrizione filmica di opere  letterarie.

Tra i film di maggior successo dei fratelli Taviani figurano: “Sotto  il segno dello Scorpione” (1969); “San Michele aveva un gallo” (1971); “Allonsanfàn” (1974); “La notte di San Lorenzo” (1982); “Kaos” (1984), ispirato alle novelle di Luigi Pirandello; “Fiorile” (1993); “Le  affinità elettive” (1996), dall’originale romanzo omonimo di Goethe;  “Tu ridi” (1998).

Nella loro filmografia spicca “Padre padrone” (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda,  vincitore della Palma d’Oro e del Premio della Critica al Festival di  Cannes, con Roberto Rossellini presidente della giuria. La pellicola  ottenne anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di  Donatello speciale e il Nastro d’Argento per la miglior regia.

Del 2007 è “La masseria delle allodole”, tratto dall’omonimo bestseller della scrittrice Antonia Arslan che racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2012 i due registi hanno diretto “Cesare deve morire”, dramma carcerario ambientato a Rebibbia che nello stesso anno è stato insignito dell’Orso d’oro al Festival di Berlino ed è valso ai Taviani i due maggiori premi ai David di Donatello, quelli di miglior film e di migliore regista.

Nel 2015 i fratelli sono tornati alla regia con “Maraviglioso Boccaccio”, liberamente ispirato al Decamerone, cui ha fatto seguito nel 2017 “Una questione privata”. Nel 2016 hanno ricevuto il David di Donatello Speciale per il 60° anniversario della cerimonia.

Nel 2017, per l’ultima volta in coppia, hanno diretto il  film “Una questione privata”, tratto dal romanzo omonimo di Beppe  Fenoglio, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma.

Dopo la morte del fratello Vittorio, Paolo ha scritto e diretto da solo “Leonora addio” (2022), ispirato da una novella di Luigi Pirandello.

Il regista, prima di ammalarsi, stava lavorando a un nuovo film, “Il canto delle meduse” con Kasia Smutniak. Il progetto, ambientato in uno dei periodi della storia recente più bui, intreccia quattro racconti legati alla traiettoria narrativa della pandemia del 2020.

Tra le vicende raccontate spicca quella di Valeria, una donna che, prima di morire a causa del Covid-19, esprime alle sue amiche il forte desiderio di essere sepolta da sola, e non nella tomba di famiglia insieme al marito che odia da sempre.

Èmorto, dopo una breve malattia, il regista Paolo Taviani. Aveva 92 anni. Al suo fianco la moglie Lina Nerli Taviani e i figli Ermanno e Valentina. Lunedì 4 marzo si terrà la cerimonia laica funebre alla Promototeca del Campidoglio dalle 10 alle 13.

Con il fratello Vittorio, scomparso nel 2018, ha formato una delle coppie più influenti del cinema italiano. Paolo Taviani aveva da poco annunciato il ritorno sul set dopo aver diretto nel 2022 il film Leonora Addio, il suo primo lungometraggio da solista dopo la morte del fratello. Il nuovo film si sarebbe dovuto chiamare Canto delle Meduse e avere come protagonista l’attrice Kasia Smutniak.

Nella sua lunga carriera da regista ha vinto tutti i più importanti riconoscimenti e premi cinematografici italiani ed europei.

In questa intervista si racconta a Rainews dopo il riconoscimento Fipresci assegnato dalla stampa internazionale alla Berlinale al suo film “Leonora Addio”.

Nato a San Miniato (Pisa) l’8 novembre 1931, era arrivato a Roma negli anni Cinquanta con il fratello Vittorio. Iniziarono a lavorare nel cinema e diressero alcuni documentari tra cui San Miniato luglio ’44, con il contributo alla sceneggiatura di Cesare Zavattini.

“I fratelli Taviani” sono diventati nel tempo un vero e proprio  ‘marchio cinematografico’: nel 1967 iniziarono un’attività autonoma, dirigendo, da allora sempre insieme, il primo film, “I sovversivi”.

Coerenti interpreti di un cinema civilmente impegnato, nella seconda fase della loro carriera, pur continuando a rappresentare la necessità e il rimpianto dell’utopia, si sono dedicati soprattutto alla rievocazione del passato e alla trascrizione filmica di opere  letterarie.

Tra i film di maggior successo dei fratelli Taviani figurano: “Sotto  il segno dello Scorpione” (1969); “San Michele aveva un gallo” (1971); “Allonsanfàn” (1974); “La notte di San Lorenzo” (1982); “Kaos” (1984), ispirato alle novelle di Luigi Pirandello; “Fiorile” (1993); “Le  affinità elettive” (1996), dall’originale romanzo omonimo di Goethe;  “Tu ridi” (1998).

Nella loro filmografia spicca “Padre padrone” (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda,  vincitore della Palma d’Oro e del Premio della Critica al Festival di  Cannes, con Roberto Rossellini presidente della giuria. La pellicola  ottenne anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di  Donatello speciale e il Nastro d’Argento per la miglior regia.

Del 2007 è “La masseria delle allodole”, tratto dall’omonimo bestseller della scrittrice Antonia Arslan che racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2012 i due registi hanno diretto “Cesare deve morire”, dramma carcerario ambientato a Rebibbia che nello stesso anno è stato insignito dell’Orso d’oro al Festival di Berlino ed è valso ai Taviani i due maggiori premi ai David di Donatello, quelli di miglior film e di migliore regista.

Nel 2015 i fratelli sono tornati alla regia con “Maraviglioso Boccaccio”, liberamente ispirato al Decamerone, cui ha fatto seguito nel 2017 “Una questione privata”. Nel 2016 hanno ricevuto il David di Donatello Speciale per il 60° anniversario della cerimonia.

Nel 2017, per l’ultima volta in coppia, hanno diretto il  film “Una questione privata”, tratto dal romanzo omonimo di Beppe  Fenoglio, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma.

Dopo la morte del fratello Vittorio, Paolo ha scritto e diretto da solo “Leonora addio” (2022), ispirato da una novella di Luigi Pirandello.

Il regista, prima di ammalarsi, stava lavorando a un nuovo film, “Il canto delle meduse” con Kasia Smutniak. Il progetto, ambientato in uno dei periodi della storia recente più bui, intreccia quattro racconti legati alla traiettoria narrativa della pandemia del 2020.

Tra le vicende raccontate spicca quella di Valeria, una donna che, prima di morire a causa del Covid-19, esprime alle sue amiche il forte desiderio di essere sepolta da sola, e non nella tomba di famiglia insieme al marito che odia da sempre.

Il messaggio del capo dello Stato 

“Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Paolo Taviani, un maestro e un innovatore che, insieme al fratello Vittorio, ha diretto indimenticabili capolavori del cinema italiano, permeati di rara sensibilità estetica e da una forte tensione etica, ancorata ai valori fondamentali dell’uomo”. Così la nota del Quirinale.

Il ricordo di Pupi Avati

“Io avevo una consuetudine telefonica con  lui negli ultimi tempi. Era stato dimesso da poco, doveva incominciare a fare un film, era pieno di entusiasmo, io lo caricavo perché per lui, come per me, il lavoro era la vita, non ci sono alternative”. Pupi Avati ricorda commosso il collega regista Paolo Taviani. “Erano telefonate nella prospettiva del futuro malgrado l’età che lui aveva e io ho – dice Avati- Voleva fare un film importante con le energie che gli stavano tornando”.

Le conversazioni fra i due maestri del cinema abbracciavano tanti temi. “Le sue telefonate erano veramente uno scambio di rassicurazione reciproca”, ricorda commosso il regista bolognese. Che tiene a  sottolineare: “Voglio ricordare le ingiustizie che ha patito, le emarginazioni che ha subito nel suo lavoro, ‘Leonora Addio’ è un film meraviglioso che non ha preso nessun riconoscimento e la cosa mi  scandalizzò”. “Era considerato una persona che ormai non faceva più parte del  circolo attivo del cinema italiano, invece aveva una prospettiva  nitida e tanti progetti. Il rammarico è enorme, non ci posso credere. Mi mancherà moltissimo”, conclude Avati.

“La Toscana piange la scomparsa di Taviani”

“La Toscana piange la scomparsa del grande regista Paolo Taviani, figlio della nostra amata San Miniato e sempre legato con passione e talento alla Toscana”. Così il governatore toscano Eugenio Giani.

La scomparsa di Taviani, aggiunge , “lascia un vuoto incolmabile non solo nel mondo del cinema, ma nel cuore di tutti noi che abbiamo condiviso con lui le origini, ma anche l’amore per questa terra, le sue tradizioni e la sua gente. Paolo, insieme a suo fratello Vittorio, ha dipinto il nostro paese con toni di autenticità e profonda umanità. La tua arte e il tuo spirito continueranno a guidarci, come faro di creatività e passione, che la terra ti sia lieve Paolo”.

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