Il misterioso virus che ha colpito gli Us Open: i giornaloni scaldano i motori per la campagna del terrore. Si arriva raccontare di atleti che si sentirebbero come Zombi. Prepariamoci a combattere: qui si riparte con le menate su mascherine e distanziamenti

Una sequenza di indisposizioni improvvise e malesseri nel corso dei match ha sollevato il dubbio intorno al morbo che ha messo ko molti giocatori. Il sospetto è che i disturbi siano correlati alla diffusione della variante Pirola del Covid.

di Maurizio De Santis per Fanpage

Mal di stomaco. Senso di spossatezza che non dipende direttamente dallo stress dello sforzo fisico. Testa che duole e naso che cola. Qualche linea di febbre. Fiato corto e cuore che sbatte troppo in petto. La schiena che senti spezzata nemmeno ti fossero passati addosso. I sintomi descritti da alcuni tennisti degli Us Open hanno alimentato il mistero intorno alla loro condizione di salute e al presunto virus che circola tra campo e tribune, nelle aree destinate al pubblico del torneo americano.

Non ci sono sono certezze che sia Covid né che la causa di questi disturbi sia correlata a qualche altra malattia, fatto sta che le versioni raccontate dai giocatori e i casi di malessere registrati in diversi momenti del trofeo (anche prima degli incontri) hanno alimentato il dubbio sul morbo e sulla diffusione del contagio.

Dominic Thiem restò piegato in due sulla sedia della propria postazione per un malore alla pancia: alla fine del primo set, dopo una pausa fisiologica, si accorse che c’era qualcosa che non andava ma riprese a giocare. Il tempo di perdere (male) il primo gare del secondo contro Shelton e richiama l’attenzione dei medici mentre si appoggia alla rete, poco dopo alza bandiera bianca e si ritira: non ce la fa a continuare per i dolori all’addome. “Mi sento uno schifo”, fu l’espressione molto efficace usata per ribadire perché non fosse in grado di andare avanti.

Gli stessi che avrebbero inficiato la prestazione di Petra Kvitová contro Caroline Wozniacki. Chris Eubanks manifestò il proprio disagio in maniera abbastanza plateale nel dialogo con il giudice di sedia: scappò dal campo prima della chiusura di uno scambio, perse il punto perché tormentato da una insolita sensazione all’addome e dalla nausea.

Nel corredo accessorio di questa sequenza di indisposizioni improvvise entrano anche le parole di Ons Jabeur: dopo la vittoria ottenuta nel secondo turno contro Linda Noskova, la tennista tunisina, finalista a Wimbledon, ha raccontato di non essersi sentita bene durante la partita e della difficoltà a proseguire il match sia per la tosse sia per altri sintomi persistenti. “Mi sono sentita come uno zombie – ha ammesso -. Sto prendendo un sacco di medicine, tutte quelle raccomandate dai medici del torneo”. Si spiega forse anche così il crollo nella gara con Zheng Qinwen che l’ha eliminata dalla corsa nel singolare femminile.

Petra Kvitová è tra le giocatrici che ha parlato dei sintomi avvertiti durante il match con Wozniacki.
Emil Ruusuvuori è uno dei tennisti nemmeno scesi in campo nel primo turno a causa di una malattia non meglio specificata. Hubert Hurkacz ha avvertito un disagio sospetto e richiesto cure mediche prima di cedere nella sfida con Jack Draper.

Iga Swiatek, campionessa in carica e numero 1 del mondo, pure ha pagato dazio a quello che il New York Post e altri media statunitensi hanno ribattezzato il “virus degli Us Open”: ne ha parlato prima d’essere battuta da Jelena Ostapenko e, a differenza di altri tennisti, ha avanzato il sospetto che quella malattia fosse Covid. “Non so se è così, ma di solito in eventi sportivi come questo certe cose sono più contagiose e si diffondono con maggiore facilità”.

Ons Jabeur, finalista a Wimbledon, ha descritto con parole efficaci la propria condizione.
La positività riscontrata di John McEnroe (per qualche giorno non ha potuto commentare dal campo le gare) è un indizio ulteriore che forse quei malesseri sarebbero riconducibili alla cosiddetta variante Pirola del Coronavirus (ne fa menzione lo stesso New York Post) che ha iniziato a circolare in queste settimane e ha allertato gli esperti.

Non c’è modo, però, di chiarire con certezza se questo “virus degli Us Open” in realtà si tratti effettivamente di Covid. Non esiste alcuna prescrizione di profilassi. Non sono previste misure di distanziamento tra giocatori, giornalisti e membri dello staff organizzativo (che condividono molti ambienti comuni). Agli spettatori non sono richiesti né effettuare test prima di accedere agli impianti né esibire certificato di vaccinazione oppure prendere altre forme di precauzione come indossare una semplicissima mascherina.

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2 comments
  1. La variante “Pirla” senza la “O” centrale. Qualcuno ha rischiato di più di un comune mal di pancia? No? E allora con cosa volete terrorizzare i polli? Con la parola “covid”? Oramai non ha più lo stesso effetto di 3 anni fa, non riuscirete a creare il panico ancora.

  2. Tutto ciò per colpa di chi continua ancora a credere negli integratori di stato.
    Il loro progetto continua proprio perchè hanno ancora dei seguaci, arrivati a questo punto non mi fanno più pena i recidivi, spero che ve ne andiate il prima possibile così non ci perseguiteranno più. Che la selezione naturale sulla stupidità continui.

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