Caso Ilaria Salis, l’Ambasciata d’Ungheria a Roma spiega con esattezza le accuse nei confronti della sedicente maestra che di professione fa la delinquente al servizio della feccia di Davos

SINTESI DEL CASO SALIS IN UNGHERIA, LO STATO DELLE INDAGINI, GLI ASPETTI GIUDIZIARI
Comunicato stampa dell’Ambasciata d’Ungheria in Italia

La Procura ha denunciato tre cittadini stranieri che, come membri di un’organizzazione criminale, hanno aggredito e picchiato 9 persone a Budapest nel febbraio 2023. Contestualmente per altri 14 cittadini stranieri ha emesso mandati di arresto internazionali. Secondo l’accusa, i tre imputati hanno compiuto cinque attacchi per le strade di Budapest tra il 9 e l’11 febbraio 2023, in cui hanno ferito un totale di 9 persone. Il loro obiettivo era quello di scoraggiare i seguaci (o presunti tali) dei movimenti di estrema destra infliggendo loro lesioni personali gravi o addirittura mortali.

Storia:

L’11 febbraio è il “Giorno dell’Evasione” o “Giorno dell’Onore”, in cui gruppi prevalentemente di estrema destra europei e nazionalisti provenienti da diversi Paesi celebrano tradizionalmente il tentativo di evasione delle truppe tedesche e ungheresi dal quartiere del Castello di Buda avvenuto nel 1945. Nel febbraio 2023, accanto ai simpatizzanti di estrema destra che si preparavano alla commemorazione, sono comparsi a Budapest anche gruppi di estrema sinistra e antifascisti (Antifa). I membri di questi gruppi hanno attaccato e aggredito gravemente diverse persone per strada, percepite come di estrema destra, soprattutto per il loro abbigliamento in stile militare.

Durante le commemorazioni del “Giorno dell’Onore”, un gruppo di stranieri di estrema sinistra ha brutalmente attaccato con manganelli telescopici, martelli e spray al peperoncino persone che indossavano i tipici abiti dei simpatizzanti dell’estrema destra. Il gruppo Antifa ha organizzato i propri attacchi sul darknet per evitare i controlli, pianificando anche l’acquisto dell’attrezzatura, stabilendo i luoghi degli attacchi e le possibili vie di fuga. Secondo la Procura, gli attacchi sono stati accuratamente pianificati e progettati con una divisione dei compiti prestabilita. La durata temporale degli attacchi era stata fissata in 30 secondi, con un leader che coordinava il lavoro utilizzando segni prestabiliti. Una persona monitorava l’ambiente circostante mentre gli altri picchiavano le persone prese di mira.

A Budapest, tra il 9 e l’11 febbraio, si sono verificati in totale cinque attacchi collegati tra loro in cui sono rimaste ferite nove persone. Quattro delle vittime hanno riportato ferite gravi e cinque ferite lievi. Gli autori sceglievano le vittime in base al loro abbigliamento, le seguivano e le attaccavano nel luogo che ritenevano adatto. Il primo attacco è avvenuto alla stazione Nyugati su un treno, il secondo a Piazza Fővám, il terzo e il quarto il 10 febbraio rispettivamente a Piazza Gazdagréti e Via Bank, mentre il quinto attacco è avvenuto l’11 febbraio in Via Mikó nel 1° distretto. Tra le vittime vi erano cittadini ungheresi e stranieri.

L’11 febbraio, gli investigatori della Questura di Budapest hanno identificato tre sospetti – un cittadino tedesco di 29 anni, una cittadina tedesca di 26 anni e una cittadina italiana di 38 anni – che successivamente sono stati arrestati dagli agenti della Questura di Budapest e trattenuti come sospetti dopo l’interrogatorio. Durante la perquisizione, sono stati trovati in possesso di un manganello metallico telescopico, un martello e uno spray al peperoncino. Per ora due dei tre sospetti sono in detenzione preventiva in Ungheria e uno è in custodia penale in Germania.

Indagini:

Per indagare sulla serie di crimini, la Questura di Budapest ha istituito una squadra investigativa speciale che ha sempre collaborato e collabora tuttora con le sue controparti straniere. Il 15 febbraio, l’ufficio del procuratore di Budapest ha annunciato che la Questura stava indagando sugli attacchi ai presunti partecipanti all’evento “Giorno dell’Onore” in varie località di Budapest per aggressioni contro cittadini, violenza armata, violenza di gruppo, lesioni personali gravi e altri reati.

A seguito delle indagini, oltre ai tre sospetti, sono stati identificati sei presunti responsabili e l’autorità investigativa ha emesso mandati di arresto. Oltre a questi sospetti, altre otto persone sono state segnalate alla polizia.

Dopo l’arresto dei tre accusati, la donna italiana e l’uomo tedesco sono stati interrogati per il reato di violenza contro cittadini, mentre la donna tedesca è stata interrogata per il reato di pianificazione di reato. Nel corso delle indagini, le accuse sono state modificate. Dei tre accusati, la donna italiana è accusata del reato di tentata aggressione criminale con gravi lesioni personali volontarie, mentre l’uomo e la donna tedeschi sono accusati di partecipazione ad un’organizzazione criminale. L’ufficio del procuratore ha chiesto che tutti e tre siano condannati alla reclusione ed espulsi dall’Ungheria. La fase investigativa del caso si è conclusa all’inizio di ottobre dello scorso anno. La squadra investigativa ha svolto le necessarie fasi procedurali nei confronti dei tre sospettati e ha consegnato il fascicolo alla procura.

Implicazioni giudiziarie:

Il 29 gennaio 2024, il Tribunale di Budapest ha tenuto una sessione preparatoria del caso. Il tribunale ha ricordato che, secondo l’accusa, gli imputati cittadini stranieri erano membri di un’organizzazione di giovani adulti simpatizzanti dell’ideologia di estrema sinistra che, oltre a partecipare a manifestazioni e raduni, progettavano di compiere attacchi violenti contro estremisti di destra con orientamento militante nazionalsocialista e fascista. Il tribunale ha stabilito che l’obiettivo degli aggressori era quello di infliggere alle vittime prescelte l‘umiliazione di essere aggredite e di subire ferite gravi e pericolose per l’incolumità, in modo da inviare un chiaro messaggio di deterrenza ai rappresentanti dei movimenti di estrema destra.
La prima imputata, Ilaria Salis, è stata coinvolta in diversi attacchi, mentre gli altri due sono stati catturati dalla polizia mentre fuggivano dalla scena di uno degli assalti pianificati. L’accusa ha chiesto una condanna a 11 anni di carcere per la prima imputata e a 3 anni e 6 mesi per gli altri due imputati in caso di dichiarazione di colpevolezza e rinuncia al processo. Ha inoltre chiesto al tribunale di espellerli dall’Ungheria rispettivamente per 10 anni la prima e per 5 anni gli altri due.

All’udienza preliminare, solo il secondo imputato si è dichiarato colpevole delle accuse e ha rinunciato al diritto a un processo, quindi il tribunale ha emesso una sentenza nel suo caso. La sua condanna è stata infine fissata a 3 anni di carcere, con una pena media per partecipazione in un’organizzazione criminale. Oltre alla pena detentiva, il cittadino tedesco è stato espulso dall’Ungheria per 5 anni.

Il processo al primo e al terzo imputato proseguirà con un’udienza, fissata per il 24 maggio 2024. Nella sessione preparatoria di lunedì, la terza imputata e la sua difesa hanno chiesto la cessazione della sorveglianza penale, ma il tribunale ha respinto l’istanza a causa del rischio di fuga e clandestinità, al fine di garantire la presenza dell’imputata agli atti processuali.

 

Accuse mediatiche:

Il 29 gennaio 2024, in occasione della prima udienza penale in tribunale Ilaria Salis è stata condotta in aula con mani e piedi ammanettati. Si è fatto riferimento a “condizioni disumane” che “vanno contro i diritti umani”. Il realtà le misure cautelari adottate nel procedimento sono previste dalla legge e adeguate alla gravità dell’accusa e del reato commesso (i reati violenti contestati sono considerati gravi sia in Ungheria che a livello internazionale). Le manette sono state rimosse dalle mani dell’imputato all’inizio dell’udienza.

La credibilità di Ilaria Salis è molto discutibile, come dimostrato, tra l’altro, dalle dichiarazioni che ha fatto sulla sua istruzione, sul suo stato di famiglia e sulle sue relazioni personali, che si sono poi rivelate false.

Le affermazioni fatte dai media italiani – e poi ungheresi – sulle condizioni di detenzione della detenuta straniera sono palesemente false; sono semplicemente menzogne, respinte con forza dal Servizio penitenziario ungherese. Le condizioni di detenzione dell’indagato – illustrate nell’ambito di una conferenza stampa in loco dal comandante dell’istituto penitenziario – sono conformi a tutti gli standard dell’Ue, sia in termini di salute che di assistenza fornita. In Ungheria la legislazione in materia e i vari protocolli prevedono norme rigorose riguardo le condizioni di detenzione, che vengono regolarmente monitorate dall’Ufficio del Procuratore – l’organo indipendente responsabile che controlla l’applicazione della legge – e dal Commissario per i diritti fondamentali. I detenuti che ritengono che i loro diritti siano stati violati possono presentare un reclamo o una denuncia.

Nelle carceri ungheresi, i detenuti ricevono tre pasti al giorno che soddisfano i requisiti di una dieta sana. Vengono effettuati continui controlli igienici e i detenuti ricevono un’adeguata assistenza medica. L’affermazione della presenza di topi è palesemente falsa, gli istituti penitenziari rispettano elevati standard igienici. Ciò è confermato dal fatto che, nonostante si tratti di comunità chiuse, durante la pandemia Covid non si sono sviluppati focolai della malattia nelle carceri ungheresi.

Il trattamento negli istituti penitenziari è conforme alla legge e il servizio penitenziario svolge le proprie attività professionali nel rispetto della dignità umana. In caso di mala condotta o di violazione delle norme, sia da parte di un detenuto che di una guardia, i direttori delle carceri prendono le misure necessarie senza eccezioni.

Dopo l’ammissione, ai cittadini stranieri viene fornito un regolamento interno scritto nella loro lingua, in modo che possano familiarizzarsi con le regole dell’istituto nel modo più rapido e corretto possibile. Il personale del carcere comunica quotidianamente con i detenuti stranieri in inglese e tedesco, ma per le questioni ufficiali si ricorre sempre all’utilizzo di interpreti che parlano la madrelingua del detenuto.

I contatti di Ilaria Salis con i genitori sono stati regolari e ordinati. Tra l’ottobre 2023 e il 17 gennaio 2024 la detenuta è stata visitata dai suoi familiari più stretti e dal suo avvocato per un totale di 7 volte. La detenuta è stata visitata due volte anche da un funzionario consolare italiano. Tra il marzo 2023 e il 30 gennaio 2024, ha effettuato un totale di 323 telefonate, due su telefono fisso e 321 su cellulare. Tra il febbraio 2023 e il 26 gennaio 2024, le è stato concesso il permesso di effettuare un totale di 13 videochiamate monitorate, di cui 3 non hanno avuto luogo e 10 sono state completate.

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