Clandestini in Albania, Elly Schlein si riduce a provare a mettere zizzania nella maggioranza e negli alleati della Meloni

Migranti in Albania, Elly Schlein: “Meloni si inventa qualsiasi cosa pur di non convincere i suoi alleati nazionalisti sull’accoglienza”
Il protocollo sulla gestione dei migranti siglato ieri tra Italia e Albania “mi sembra in aperta violazione delle norme di diritto internazionale e di diritto europeo. Mi sembra che Giorgia Meloni sia disponibile a inventarsi qualsiasi cosa pur di non fare l’unica cosa che deve fare, cioè convincere anche i suoi alleati nazionalisti europei di condividere le responsabilità sull’accoglienza, perché è questo che chiedono i trattati europei. Non lasciare sola l’Italia e gli altri paesi che si trovano ai confini caldi, ma cambiare quelle norme che bloccano proprio in Italia tutte le persone che riescono ad arrivarci”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, ospite a Radio Capital.

Accordo con l’Albania, la Lega rilancia contro Meloni: “Troppa prudenza sui migranti, bisogna fermare gli sbarchi”

“Il dato di fatto è questo: va bene la via diplomatica, l’accordo di Meloni con l’Albania è ottimo. Però l’Italia deve fare l’Italia. E Salvini quando ha fatto il ministro dell’Interno ha fermato l’immigrazione clandestina. Prendendosi delle responsabilità, andando a processo. Forse questo ha indotto gli altri a essere più prudenti su questi temi”. Interviene ancora il vice segretario della Lega Andrea Crippa sull’operazione migranti in Albania confermando lo scontro nel governo. Ad Huffingtonpost sottolinea che “la scelta dei decreti sicurezza e di bloccare le Ong ha pagato. Secondo noi la via maestra è quella. Poi vanno bene gli accordi, sperando che si estendano anche ad altri Paesi”.

Per il vice segretario della Lega Crippa quello con Tirana “è un ottimo accordo, una bella mossa di Meloni. Finalmente un Paese del continente europeo, socialista, perché Rama è socialista, aiuta l’Italia. Dal punto di vista sostanziale è un ottimo risultato”. Ma i ministri erano stati informati? Crippa risponde: “Non so se l’ha detto o non l’ha detto a Piantedosi. Da vice segretario e parlamentare non è che sia tenuto a essere coinvolto. Salvini ha commentato ieri e mi sembra soddisfatto”. Poi ricorda quando il leader leghista era stato ministro dell’Interno, che “con delle azioni forti, ha fermato gli sbarchi. Lo dicono i numeri, non lo dico io. Quell’atteggiamento ha pagato. La diplomazia serve ma, come ha dimostrato Salvini, serve anche il pugno duro rispetto alle partenze. Anche perché il messaggio che si deve fare di là è: non partite, perché in Italia non arrivate. Dal punto di vista sostanziale l’accordo è perfetto, dal punto di vista strutturale servirebbe che l’Unione europea facesse come l’Albania. E cioè che si mettesse a disposizione per aiutare l’Italia”, prosegue Crippa. È Bruxelles che deve seguire Tirana, insomma: “Se l’ha fatto un socialista come Rama, ci sono altri Paesi che potrebbero dare una mano in più. Non l’hanno fatto prima, non lo stanno facendo ora”.

Ciriani: “Per l’accordo con l’Albania non ci sarà passaggio in Parlamento”

L’accordo con l’Albania “non passerà per le Camere. C’è già un accordo internazionale che regola la materia. Questo è un trattato di collaborazione rafforzata tra Italia ed Albania in tema di immigrazione che è già previsto dagli accordi internazionali precedenti sottoscritti dai due Paesi. Il primo del 1995 l’altro nel 2017 – afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani – Si tratta appunto di un accordo di collaborazione rafforzata previsto da quelli precedenti già sottoscritti e ratificati negli anni passati, quindi il passaggio non serve”.

Non è d’accordo Elly Schlein. Per la segretaria del Pd quello con l’Albania “non può essere definito un accordo. In Italia gli accordi internazionali passano per il Parlamento, e per noi è inaccettabile che questo non passi per il Parlamento. Non lo fanno perché sanno che viola l’articolo 10 della Costituzione, per il quale l’asilo si chiede sul territorio della Repubblica”, dice durante il convegno “Immigrazione e accoglienza” organizzato dal partito al Nazareno. E ancora. L’intesa con l’Albania “è un respingimento collettivo, non si hanno certezze sul rispetto delle garanzie e non si sa se le decisioni sono ricorribili; o il governo vuole trasferire in Albania anche i Tribunali? – chiede Schlein – Giorgia Meloni fa tutto tranne quello che si deve fare e chiedere in Ue: cambiare il Regolamento di Dublino, chiedere canali legali di ingresso e chiedere a Orban di fare il suo dovere”.

Va all’attacco la segretaria del Pd. “È inaccettabile che alcuni Paesi in Europa vogliano solo i benefici e non le responsabilità della solidarietà, e sono gli amici nazionalisti di Giorgia Meloni. Io rimasi allibita quando Polonia e Ungheria fecero saltare l’accordo sui migranti e Meloni non uscì sbattendo i punti ma dicendo ‘hanno ragione loro’. Allora gli interessi nazionali li facevamo meglio noi quando dicevamo ‘chi entra in Italia entra in Europa’”, spiega la segretaria dem. “Spesso ho sfidato Giorgia Meloni – prosegue – a non avere un atteggiamento di resa in Europa. Quando i suoi amici polacchi, per la guerra scatenata da Putin, si sono trovati di fronte a una invasione a 4 milioni di emigrati ucraini, in Europa è caduto il veto (per il quale i richiedenti asilo devono presentare la domanda nel Paese di ingresso nell’Ue, ndr). Perché Giorgia Meloni non lo chiede anche per chi attraversa il Mediterraneo? Il governo faccia le domande giuste in Europa”, aggiunge Schlein.

“Sono stati anni difficili, questo è il segno della nostra voglia di scrivere insieme una pagina nuova, di curare fratture e ferite che ci sono state in questi anni, anche per responsabilità del Pd, che è l’unico partito che si mette in discussione, che decide una linea diversa sulle politiche di asilo, di migrazione e accoglienza. Scriviamo insieme una nuova pagina e una nuova legge” che superi la Bossi-Fin, commenta Schlein.

Il Piano Mattei del governo per la segretaria dem “è una scatola vuota, che accentra solo su Palazzo Chigi i poteri. Noi invece insistiamo che deve essere stanziato lo 0,7% delle risorse per lo sviluppo dei Paesi africani”.

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