“Noi comandiamo il mondo, voi dovete subire e tacere” Clamoroso, al Drago scappa di confermare quello che molti hanno purtroppo capito da tempo

L’outing di Draghi: noi siamo i potenti e apparecchiamo il mondo, la plebe subisce

Alla presentazione di un libro di vignette agiografiche, l’ex banchiere divino ammette l’ovvio: c’è una èlite finanziaria che disegna equilibri e transizioni. Ma ammette anche: un conto sono le agende, un altro la concreta riuscita.

Di Max Del Papa per Il Giornale d’Italia

Questo giornale ha pubblicato un video di Mario Draghi, l’ex tecnico in aura divina, che, alla presentazione di un libro di vignette di uno dei finti irriverenti in chiara funzione agiografica, compie l’outing del potere al modo impune e perfino sfottente dei potenti reali: “I cittadini sono dei nessuno, dei qualunque e subiscono il nostro potere, di noi banchieri, noi finanza: io adesso ne sono uscito, ma le cose stanno così”. Ovviamente i nessuno, la plebe che maledice i potenti ma al loro cospetto si ricorda di essere servitù, gli ha riservato una ovazione. Oscena, ma non meno reale. Draghi in due frasi legittima il peggio della dietrologia: i Britannia, le grandi massonerie, gli eletti che apparecchiano il mondo e ne fanno gran banchetto. Le affermazioni di Draghi ricordano uno dei misteri eterni del caso Moro, l’ammissione con le Brigate Rosse di quanto già si sapeva, era palese ma mai formalmente riconosciuto: la rete Gladio in funzione di argine contro l’avanzata comunista, l’esemplificazione netta, cristallina, definitiva dell’Italia fra i due blocchi, Nato e Varsavia, della sua sovranità limitata e condizionata, che alla fine aveva stritolato proprio chi, come Moro, voleva emanciparla, in modo velleitario. Moro faceva le sue rivelazioni cercando di salvarsi e le Brigate Rosse, limitate e condizionate, si convincevano o venivano convinte che l’ostaggio non era riscattabile, andava eliminato. Ma il segreto, custodito dai terroristi per conto dello stato, durava altri 12 anni dopo la morte del presidente democristiano, Andreotti, il principale tirato in causa, consentiva che emergesse solo a cose fatte, a comunismo finito, a Muro franato, nell’imminenza del lavacro di Tangentopoli.

Le confessioni di Draghi, più rivendicazioni che confessioni, sono di questa risma; e si ritrovano, si rispecchiano in una tragedia collettiva recente come il Covid e, più esattamente, la gestione dello stesso. Non c’era bisogno dell’ex Supermario per capire cosa era avvenuto, sulla nostra pelle: la storia della pandemia, affidata a una commissione d’inchiesta pleonastica come tutte le faccende di stato, è evidentissima: hanno preso un assessore al traffico di una provincia meridionale e l’hanno messo, di facciata, a gestire della Sanità coadiuvato da una cosca di incompetenti e di maneggioni con l’effetto di destabilizzare, per conto terzi, la democrazia costituzionale, in funzione di una assuefazione progressiva allo stato concentrazionario, col pretesto di una scienza che non c’era ma resa dogmatica e non trattabile, non discutibile. Quanto a dire, ancora una volta, la società apparecchiata, stabilita a priori, secondo il solito approccio socialista, lo stato che decide, che impedisce, che punisce o premia e comunque regola la tua libertà fino a farla sparire. Per titanismo ideologico, per lascito delle ideologie perverse novecentesche? Sì e no, dietro il sovrumanismo si nasconde sempre la realtà, più prosaica, più meschina, tanto più indicibile quanto più palese, dei grandi affari, grandi e loschi e truffaldini.

Ma noi siamo quelli che decidono, spiega Draghi e così motiva anche le bestialità dal sapore pseudoscientifico, i “non ti vaccini ti ammali muori e ammazzi” che era un ricatto, una minaccia, questo sì puro fascismo, ma di quelli che la comunicazione di regime può disinnescare, può perfino nobilitare. Dietro le misure del potere finanziario virato al sanitario c’era la strage annunciata dei fragili e dei confusi, c’erano le migliaia e migliaia di lesionati, di ammalati vita natural durante ma Draghi lo ammette ridendo, sia pure chiamandosi fuori; ed è come se stesse dicendo: ho fatto quello che dovevo fare. Sarà pure dietrologia quella dei panfili e dei grandi reset nei quali puoi infilare di tutto, coi quali spieghi tutto dai terremoti alle invasioni aliene, ma quando uno degli artefici te la serve così, non sai più cosa pensare: sta pigliando per il culo i complottari o irride i razionalisti del potere, i suoi stessi trombettieri e corifei? Un’altra cosa dice Draghi: noi siamo quelli che apparecchiano, che organizzano “o credono di farlo”. E qui affiora, finalmente, l’autocritica dei dioscuri che conoscono il mondo e lo sanno fondamentalmente ingovernabile: tu puoi piegarlo, puoi tramare le grandi trasformazioni, puoi ordire le transizioni globali che vuoi ma alla fine il cigno nero, l’elemento umano con tutte le sue follie, il suo vitalismo pasticcione ma inesausto, alla fine il buon senso naturale o il mercato, che nella sua pazzia conserva elementi di razionalità ultima, si ribellano: la transizione autoritaria del liberismo dirigista, la svolta epocale dell’electro-green nasce perdente perché impraticabile secondo gli standard sociali; nasce impossibile per il cortocircuito fiscale ovvero una società già oberata dalle tasse imponi ulteriori tasse per obbligarla a spendere di più ottenendo di meno. È precisamente quanto riassunto dal tecnocrate Draghi: decidere il futuro a tavolino senza fare i conti con la realtà. Per delirio di onnipotenza, per titanismo finanziario, per imbecillità, per clamoroso deficit culturale. Questi tenocrati non sono granché, gente di scarse frequentazioni con l’arte e la letteratura a dispetto delle agiografie costruite dai servi. Ma i finanzieri eversivi come Soros non sono meglio: paga politici in tutto il mondo ma sceglie regolarmente i peggiori, forse perché sono quelli più disponibili sul mercato. Oggi si sente dire che anche la stellina nascente Schlein, estremista di sinistra con ascendenze nobiliari elvetico-americane, sarebbe tra quelli considerati affidabili da Soros: vero o mito che sia, la rete di sponsorizzazioni di quelli come lui non può prescindere dai limiti personali, dalle meschinità di bottega, dai colpi bassi di segreteria, dagli infarti che da sempre regolano le umane genti. Il guaio è che quando Draghi dice “noi decidiamo il mondo o crediamo di deciderlo”, lo dice con un sorriso che vorrebbe essere ironico ma tradisce tutto il rimpianto, l’acredine, la miseria spirituale del Lucifero caduto.

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  1. Voi finanzieri siete la rovina del mondo libero, protetti da altri parassiti come voi che vivono di politica nei governi e nelle varie entità globali. Vivete a sbafo e pensate anche di essere i migliori, siete solo nullità con un nome. Che Zeus vi fulmini!

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