Ucraina, le farneticanti parole di Giorgia Meloni: anche stavolta ripete a pappagallo quello che i padroni di Washington pretendono di ascoltare

Meloni in Svizzera: “La pace non significa resa”. Ma il vertice è un mezzo flop, diversi stati non firmano le conclusioni

tratto da Huffpost
Secondo giorno di conferenza di pace in Svizzera e giorno numero 844 di guerra in Ucraina. Oggi la premier Giorgia Meloni è intervenuta, a metà mattinata, ai lavori che vedono la presenza di oltre cento delegazioni da tutto il mondo e che cercano di trovare una quadra negoziale per il conflitto avviato dalla Russia nel 2022. “L’Italia ha sempre fatto la sua parte e non ha intenzione di voltare le spalle ma dobbiamo unire tutti i nostri possibili sforzi per aiutare l’Ucraina a guardare al futuro ed è quello che abbiamo fato al G7 sotto la presidenza italiana“. Lo ha detto Meloni intervenendo alla plenaria del vertice di pace al resort di Burgenstock: “Possiamo costruire molto dopo la discussione di oggi”, ha aggiunto. “La conferenza di oggi presenta delle iniziative di sostegno che smontano certe narrazioni o propaganda: nessuno può mettere in dubbio – dice la premier in un intervento tenuto in lingua inglese – i tre temi d’interesse globali discussi oggi, come la sicurezza nucleare e alimentare o la dimensione umana, in particolare la restituzione dei bambini all’Ucraina”. L’Italia “ha sempre fatto la sua parte e non intende tirarsi indietro”. Ora è il tempo di “unire tutti gli sforzi per aiutare l’Ucraina a guardare al futuro”. “Pace non significa resa come sembra suggerire il presidente Putin con le sue ultime dichiarazioni. Non è così” conclude la presidente del Consiglio: “Confondere la pace con la sottomissione costituirebbe un pericoloso precedente per tutti”.

Ma è proprio l’assenza di rappresentanti della Federazione Russa a rendere la conferenza, almeno da un punto di vista di passi in avanti negoziali, un buco nell’acqua. Il leader russo Vladimir Putin non rifiuta la possibilità di negoziati con Kiev, ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è la persona con cui sottoscrivere accordi. Lo ha messo in chiaro il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in dichiarazioni riportate dai media russi. “Non è la persona con cui si possono stringere accordi scritti perché l’accordo sarebbe illegittimo”, ha detto Peskov che comunque ha invitato il leader ucraino a riflettere: “Zelensky dovrebbe pensare all’offerta di pace di Putin perché la situazione militare a Kiev è peggiorata”. Del resto anche questa mattina giungono notizie dal fronte secondo le quali le forze armate russe avrebbero preso il controllo di un altro centro abitato: si tratta di Zagirne, nella regione di Zaporizhzhia, scrivono le agenzie russe. “Le unità del raggruppamento delle forze orientali hanno liberato l’insediamento di Zagirne nella regione di Zaporizhia e occupato posizioni più favorevoli”, ha affermato il ministero della Difesa russo nel suo briefing quotidiano.

Il piano di pace avanzato dai russi, tuttavia, non viene preso sul serio alle latitudini elvetiche. Le proposte russe “non sono serie” aveva già chiarito il cancelliere tedesco Olaf Scholz, intervistato dall’emittente Zdf a margine del G7 a Borgo Egnazia. “Tutti sanno che le proposte non erano state presentate in modo serio, ma che avevano piuttosto a che fare con la conferenza di pace in Svizzera” e “puntano a distrarre” dai lavori a Lucerna, ha sottolineato Scholz. A liquidare i russi ci pensa anche l’Alto rappresentante alla politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell: “La continua aggressione della Russia contro l’Ucraina non dimostra alcun reale interesse per la pace” afferma durante i lavori in Svizzera: “Le inaccettabili richieste di Putin mirano a legittimare l’invasione e a minare gli sforzi di pace, mentre la Russia si riarma e si prepara a una lunga guerra. L’aggressore non può dettare le condizioni per il cessate il fuoco”.

Brasile, India, Indonesia, Arabia saudita, Messico e Sud Africa: sono alcuni dei Paesi, intanto, che non hanno sottoscritto il documento finale della conferenza di pace sull’Ucraina a Lucerna. A sottoscrivere il documento: Albania, Andorra, Argentina, Austria, Belgio, Benin, Bosnia, Bulgaria, Capo Verde, Canada, Cile, Costa Rica, Consiglio d’Europa, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Repubblica domenicana, Ecuador, Estonia, Commissione europea, Parlamento europeo, isole Fiji, Finlandia, Francia, Gambia, Georgia, Germania, Ghana, Grecia, Guatemala, Ungheria, Islanda, Iraq, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Giordania, Kenya, Kosovo, Lituania, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Moldova, principato di Monaco, Montenegro, Olanda, Nuova Zelanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Palau, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Qatar, Corea del sud, Romania, Ruanda, San Marino, Serbia, Singapore, Slovacchia, Slovenia, Somalia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Gran Bretagna, Stati Uniti e Uruguay.

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