“In Svizzera ha vinto Putin” Il Sud del mondo ha dato un sonoro schiaffone ai guerrafondai occidentali: l’analisi del grande politologo

Estratto dell’articolo di Giovanni Pigni per “La Stampa”

Una «proposta seria» che dimostra la “grande flessibilità” di Vladimir Putin.

Mentre si apre in Svizzera – senza la Russia, non invitata – la conferenza di pace per l’Ucraina, il politologo Sergey Markov, ex consigliere del presidente russo, definisce l’«offerta di pace» fatta dallo Zar a Kyiv una mano tesa che non si può rifiutare.

Da più parti, l’Occidente l’ha già bollata come irricevibile. Il Cremlino chiede il ritiro delle truppe ucraine dalle quattro regioni annesse da Mosca (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia) e la rinuncia all’ingresso nella Nato. Markov sostiene che Putin si è dimostrato pronto a un «enorme compromesso», concedendo che Kharkiv, Odessa e altre città, «storicamente russe» rimangano parte dell’Ucraina.

L’Ucraina e i suoi alleati hanno già respinto le condizioni avanzate da Putin per un cessate-il-fuoco. Sembravano un ultimatum o una provocazione più che una reale proposta, non le sembra?

«No. Si tratta di una reale proposta che dimostra la grande flessibilità di Putin: è pronto a un enorme compromesso lasciando che le città russe di Kharkov (all’ucraina Kharkiv, ndr), Odessa, Nikolaev (all’ucraina Mykolaiv, ndr), Chernihiv, e Sumy rimangano parte dell’Ucraina. Così si sottopone a un’enorme critica all’interno del Paese. Ma Putin non abbandonerà gli abitanti di queste città alla mercé del regime fascista e terrorista che c’è oggi in Ucraina. Per questo resta importante il punto sulla de-nazificazione e sullo status della lingua russa».

Nella sua proposta, Putin non ha menzionato i territori nella regione di Kharkiv sotto il controllo russo. Ha in mente di usarli come materiale di scambio nei futuri negoziati?

«Sì, non ha detto nulla su Kharkiv proprio per dimostrare flessibilità».

Per Mosca è inaccettabile la formula di pace di Zelensky, che prevede il ritiro totale delle truppe russe dall’Ucraina. Come si fa può impostare un confronto, su queste basi?

«Si sbaglia. La proposta di Zelensky è inaccettabile a differenza di quella di Putin. Mi spiego: se vede questa guerra come una guerra per dei territori, le due proposte sono ugualmente radicali. Ma non è una guerra per dei territori, è una guerra per la libertà identitaria. Fintanto che non si risolve il problema dell’oppressione del popolo russo in Ucraina, il conflitto continuerà all’infinito. Putin propone una soluzione a questo problema mentre Zelensky vuole mantenere questa situazione inaccettabile».

Perché Putin ha scelto proprio la vigilia del summit in Svizzera per avanzare la sua proposta?

«È chiaro: vuole che al summit si parli delle sue proposte di pace e non del piano di Zelensky. Putin dà molta importanza a questo summit in Svizzera, non perché lo tema ma perché ci vede un’ottima opportunità per dividere definitivamente l’Occidente collettivo dal Sud globale. In Svizzera l’Occidente dirà: “Discuteremo della formula di Zelensky”, e il Sud globale risponderà: “Siete pazzi, qui non c’è niente da discutere, meglio discutere le proposte di Putin».

Pensa davvero che i Paesi del Sud del mondo ritengano più realistica la proposta di Putin di quella di Zelensky?

«Certo. E la ragione è molto semplice: se fossimo all’inizio del 2023, dopo le sconfitte dell’esercito russo e prima della grande controffensiva ucraina, allora avrebbero considerato la proposta di Zelensky come quella più realistica. Ma ora che la controffensiva ucraina è stata sbaragliata e l’esercito russo avanza, le proposte di Putin sembrano quelle più realistiche».

Putin vuole continuare la guerra nel lungo periodo?

«Sì. Sicuramente abbiamo un piano di guerra almeno fino alla metà del 2025».

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