Vittorio Feltri e l’editoriale di fuoco contro le balle su Putin e Ucraina: “si riempiono la bocca con la parola abusatissima «libertà» e in nome di questa, ad esempio, soffocano il pensiero avverso o giustificano crimini e nefandezze di ogni tipo”

Oggi in tanti si riempiono la bocca con la parola abusatissima “libertà” e in nome di questa, ad esempio, soffocano il pensiero avverso o giustificano crimini e nefandezze di ogni tipo

di Vittorio Feltri per Il Giornale

Egregio signor Feltri,
cinque minuti fa sono rimasto basito ascoltandola in TV in quanto ha affermato – e non per la prima volta – che in merito alla guerra in Ucraina la soluzione più giusta e razionale sarebbe la resa di quest’ultima «perché vi muoiono fino a 500 persone al giorno». Le chiedo di credermi se le dico (scrivo) che più pacifico di me non conosco nessuno (e infatti questo aspetto della mia personalità mi ha creato qualche problema sebbene, faticosamente, sia riuscito col porvi rimedio) ma, allo stesso tempo, sono convinto che l’unica soluzione per battere i violenti è tener loro testa, costi quel che costi perché, se non lo si fa, significa avvalorare la legge del più forte e l’aggressore non potrebbe che essere incentivato a proseguire col tentativo di appagare sempre più la sua sete di potere. Storia – e anche cronaca – ce ne mostrano, impietose, molteplici esempi: il vanaglorioso Napoleone, il pazzo-cretino Hitler, il cog…ne Mussolini nonché i criminali Al Capone e Salvatore Riina sono quelli più noti che infatti però, alla fine, sono stati tutti sconfitti. Certamente, si obietterà, al prezzo di milioni di morti, tra l’altro, in massima parte innocenti e questo a maggior ragione oggi in quanto in ballo vi è l’olocausto nucleare ma, purtroppo, il preziosissimo bene della Libertà al cui sacro Valore, qui nel democratico Occidente, siamo stati tutti educati, lo esige. E infatti, mi perdoni, mi sorprende che un personaggio del suo spessore (e non parlo per piaggeria, mi conoscesse credo se ne convincerebbe) che nella Libertà e con la Libertà, si è costruito una notevole carriera, sembri così disposto a rinunciarvi.
Alberto Ferroni

Caro Alberto,
oggi in tanti si riempiono la bocca con la parola abusatissima «libertà» e in nome di questa, ad esempio, soffocano il pensiero avverso o giustificano crimini e nefandezze di ogni tipo. Il politicamente corretto, ad esempio, cui siamo tutti sottoposti, è una forma velata di assoggettamento del pensiero. E si dia il caso che adesso esso imponga di sostenere che bisogna seguitare ad armare l’Ucraina per tutelare la libertà di tutti noi, degli ucraini, dell’Europa, dell’Occidente tutto. Chi osa mettere in dubbio tale impostazione, ecco che viene accusato di nutrire disprezzo nei riguardi della Libertà e di essere un sostenitore di Putin. Non ritengo di essere né l’una né l’altra cosa, tuttavia sono convinto che sia necessario, per evitare di scivolare inesorabilmente in un conflitto mondiale e nucleare che condurrebbe all’annientamento di tutti i popoli e alla distruzione del pianeta, rivedere la nostra strategia, cambiare qualcosa, favorire il dialogo con la Russia, quindi la distensione, e tutto questo è incompatibile con il sostegno militare attuato mediante l’invio massiccio di armi e con la proposta di Macron di spedire truppe della Nato a combattere in Ucraina contro la Russia, atto che ci farebbe sfociare in un rapidissimo allargamento della guerra, che arriverebbe in casa nostra. Non credo ti vada. A me non va, sono onesto.

È proprio per amore della libertà che ribadisco questi concetti, perché nulla è più lontano dalla libertà quanto la guerra. Armare l’Ucraina cosa ha prodotto ad oggi? Un nulla di fatto, eccetto carovita, caro bollette, crisi energetica, inflazione. Sul campo questa scelta ha generato troppi morti. Quello che ieri era giusto e opportuno potrebbe non esserlo più oggi, ecco perché insisto sul fatto che il nostro approccio al conflitto andrebbe rivalutato. Il che non implica che voltiamo le spalle all’Ucraina. Anche il papa ha parlato di «resa» ed è stato aggredito dai media, giudicato, criticato. Non intendeva, come ha puntualizzato la Santa Sede, che l’Ucraina si consegni a Putin, ma che si comincia a discutere di negoziato, di pace, di dialogo. Ma se dici «pace» oggi rischi di essere fucilato, ti appiccicano addosso etichette che non ti appartengono, vieni definito «fascista», vieni tacciato di «putinismo».

Tu hai idea delle conseguenze generate dalla bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, conseguenze che tuttora quelle popolazioni pagano? Pensi che ci renderebbe tutti più liberi e più felici ricevere una bella atomica sulle nostre teste? Se accadesse, ti renderesti conto di quanto io avessi ragione. Eppure di averne me ne infischio, per me conta, nel mio piccolo, fare di tutto affinché rinunciamo a questo bellicismo politicamente corretto che ci sta conducendo dritti dritti verso lo scontro nucleare, da cui non vi è ritorno. Ricordatelo: non c’è ritorno.

La libertà è un bene supremo, anzi il bene supremo, ed è su questo valore, come tu scrivi, che io ho fondato la mia vita e la mia carriera. Volere la pace non determina il negare la libertà. Vedi, esiste un altro valore importante, il valore della Vita. Tu obietti che la Vita non ha senso se non si è liberi, che allora sarebbe meglio morire. Siamo disposti a fare morire i nostri figli e nipoti in nome della libertà del popolo ucraino dalla richiesta di Putin di ottenere alcuni territori ucraini? Su, ti prego, sii onesto.

Che sia bello morire per la libertà (di chi e di cosa?) è stata anche la scusa e la grande bugia con la quale sono state fatte le guerre. Del resto, bisogna dare motivazioni valide e alte alla gente quando le chiedi il sangue. Ci sono bambini, donne, uomini, anziani che seguitano a crepare e non penso che non ci sia alternativa a questa carneficina se non continuare ad alimentarla, come dicono gli pseudo-pacifisti. Bene, mi rifiuto categoricamente di crederlo.

Aggiungo che Putin non intende prendersi l’Ucraina ma precisi territori rivendicati dai russi. E affermare che dopo l’Ucraina avanzerà militarmente verso il resto dell’Europa e che per questo occorra contribuire esternamente alla resistenza ucraina armandola fino ai denti, ossia per salvaguardarci, è una presunzione, non una certezza. E sulla base di qualcosa che è soltanto presunta possiamo noi invocare allegramente la guerra nucleare?

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