Navi pirata, mentre Meloni ottiene finalmente il via per provare a limitare i loro danni, Repubblica manda un pennivendolo a raccogliere le lamentele dei complici degli schiavisti

Continuano gli sbarchi, le ong a Meloni: “Contro di noi toni diffamatori”

tratto da Repubblica Palermo

DA BORDO DELLA OCEAN VIKING. Mentre la premier Giorgia Meloni festeggia per il nuovo decreto anti-ong e celebra su Instagram la “vittoria nella lotta all’immigrazione”, quasi mille persone sono arrivate in Sicilia e in Calabria dal mare. E al momento – si commenta sulla Ocean Viking dove le notizie dall’Italia arrivano mentre la nave fa rotta verso il Mediterraneo centrale – neanche una ha toccato terra scendendo dalla scaletta di una nave della flotta civile.

In settecento hanno provato ad attraversare il mare su un vecchissimo peschereccio partito da Tobruk, nella Libia contesa fra due governi e un numero imprecisato di milizie che li servono. Li hanno salvati le motovedette di Finanza e Guardia costiera, durante una delicatissima operazione di soccorso durata quasi tutta la notte. Nel frattempo, solo nelle ultime dodici ore cinque fra barchini, canotti e carrette del mare partiti da Sfax, nella Tunisia in cui la democrazia arretra ogni giorno di più, sono arrivati al largo delle coste di Lampedusa, dove l’hotspot finito più e più volte al centro delle polemiche per il trattamento riservato agli ospiti, è nuovamente pieno, con uomini, donne, minori soli e bambini costretti a dormire all’addiaccio. Al largo delle coste calabresi di Roccella Jonica, nel corso della mattinata la Guardia costiera ha soccorso 231 persone in fuga dall’Afghanistan riconsegnato ai talebani e dall’Iran che sta rispondendo con arresti ed esecuzioni alla ribellione dei suoi giovani.

Ma su Instagram la premier celebra la “difesa dei confini” e annuncia “è finita l’Italia che finge di non vedere chi non rispetta le regole” sull’immigrazione. Di flotta civile esplicitamente non parla mai, ma spara ad alzo zero contro quelle “navi commerciali che si mettono a fare la spola per il salvataggio dei migranti”, promettendo fermi, multe, sequestri e confische. Nel mondo della flotta civile monta la rabbia. Per i toni “diffamatori”, l’accostamento ai trafficanti di esseri umani, gli errori grossolani commessi dalla premier nel citare leggi marittime e norme internazionali. Meloni annuncia “regole stringenti”, dichiara guerra alle navi ong, sostiene che la loro attività non sia prevista dalle leggi internazionali, perché le operazioni di soccorso solo possono essere occasionali. “E non è assolutamente vero, non c’è norma che allo stato lo preveda”, fanno notare dalla flotta civile.

Ma Meloni è convinta, chiede rispetto ferreo del nuovo decreto altrimenti “non c’è autorizzazione a entrare in acque internazionali”. Più che probabile che sia un lapsus, che la premier intendesse le acque italiane su cui ha competenza e giurisdizione. Ma la frase potrebbe anche prefigurare un nuovo scenario di impasse, con le navi ong costrette a scegliere fra riparare in porti europei o andare incontro a pesanti sanzioni.

Toccherà a Geo Barents di Medici senza frontiere, adesso in rotta verso Taranto, e alla Ocean Viking diretta verso il Mediterraneo misurarsi per prime con i nuovi provvedimenti. “Abbiamo a bordo con noi ottantacinque persone di cui quarantuno sono state soccorse in una operazione molto difficile avvenuta l’altro ieri notte. Viaggiavano da tre giorni e durante le operazioni il barchino si è ribaltato e tutte le persone sono finite in acqua”, fanno sapere dalla nave di Medici senza frontiere, che per quell’intervento, nonostante la nave fosse in zona di competenza maltese, ha potuto contare sul coordinamento dell’Imrcc italiano.

Circostanza inedita, dopo anni di silenzio delle autorità a dispetto di valanghe di comunicazioni che da anni le navi ong inviano prima, dopo e durante i soccorsi. Lo stesso è avvenuto con la seconda operazione, un trasbordo da una nave mercantile. La ricerca di un’altra imbarcazione in difficoltà segnalata da Alarm phone mentre la Geo Barents faceva rotta verso Taranto, è invece “terminata senza successo. Come anticipato, arriveremo a Taranto mercoledì mattina”, ha fatto sapere l’equipaggio.  Se e in che misura abbia pesato la necessità di raggiungere “senza ritardo il porto assegnato” come previsto dal nuovo decreto, al momento non è dato sapere.

“Abbiano a bordo molti minori non accompagnati, persone che vengono dalla Siria, dalla Palestina, persone che raccontano di essere state mesi in Libia, di aver subito violenze e torture – raccontano da Medici senza frontiere – Un ragazzo ci ha raccontato di aver visto con i propri occhi persone essere uccise davanti a lui perché non avevano abbastanza soldi per pagare il viaggio. Questa è la realtà di quello che avviene in Libia, di quello che avviene nel Mediterraneo centrale in cui un solo momento può determinare la vita o la morte”.

Sulle navi ong non è mistero per nessuno, a terra a volte sembra che ci si impegni a far finta di non sapere. Sulla Ocean Viking si mettono a posto nave, strategie e pensieri mentre l’Italia scivola indietro a babordo e si procede rapidi verso l’area di salvataggio di fronte alla Libia. A terra, il team legale è al lavoro per capire quali siano le ricadute pratiche di un decreto dai contorni che appaiono fumosi.

“Di questo provvedimento non c’era alcun bisogno – dice il portavoce italiano Francesco Creazzo – il soccorso in mare è ampiamente regolato da un corpus di norme internazionali e trattati che hanno rango costituzionale ed evidentemente nessuna legge ordinaria può contrastare queste norme”, spiega. In più, fa notare, per certi versi si limita a rammentare l’esistente: “prevede l’obbligo di comunicare tempestivamente gli interventi di soccorso, ma è una cosa che facciamo già – spiega Creazzo – Il Mediterraneo non è il far west, non siamo i pirati dei Caraibi, siamo persone della società civile che seguono le leggi”. E se mai si dovesse scegliere fra raggiungere il porto di sbarco e soccorrere una nave in difficoltà: “nessun capitano di nave – afferma – si metterebbe nelle condizioni di violare le leggi e macchiarsi di omissione di soccorso”.

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