Tempio Pausania – I più attesi sono loro, i tre medici della Clinica Mangiagalli di Milano e il medico-legale ingaggiato da Beppe Grillo per contrastarli. In aula, oggi, da mezzogiorno al Tribunale di Tempio Pausania saranno soprattutto loro i protagonisti del processo a Ciro Grillo, figlio del fondatore dei Cinque Stelle, ed ai suoi tre amici genovesi Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. Tutti oggi poco più che ventenni, chiamati a rispondere di stupro di gruppo nei confronti di Silvia, studentessa italo-norvegese, e di violenza sessuale verso la sua amica Rebecca. Tutto avvenuto tra il 16 e il 17 luglio del 2019 a Cala di Volpe (Costa Smeralda), nella villetta in uso alla famiglia Grillo.

Tutto denunciato 9 giorni dopo ai carabinieri di Milano, città dove risiedono le due ragazze all’epoca da poco maggiorenni: dopo che Silvia si era fatta visitare alla “Mangiagalli”. Dalla ginecologa Marta Castiglioni, dalla psicologa Laila Micci e dal medico-legale Vera Gloria Merelli. E sono state loro a mandare tutto agli inquirenti “ravvisando gli estremi di un delitto procedibile d’ufficio”, avevano scritto i tre medici. Nel referto dalla visita ginecologica, però, si legge “non evidenza di lesioni”, ma lividi da pressione sul corpo a suo dire provocati dalla costrizione e dalla violenza sessuale. Così come all’avambraccio destro, alla gamba destra ed alla gamba sinistra. La ragazza ha raccontato che era stata bloccata e tenuta ferma durante lo stupro. Per farsi assistere legalmente, ha scelto l’avvocato Giulia Bongiorno, senatrice della Lega.

La parte più importante e delicata del processo è appunto quella riguardante i certificati medici, le perizie. E Marco Salvi, il medico-legale dei quattro imputati (difesi da un collegio di sette avvocati: Enrico Grillo, Ernesto Monteverde, Gennaro Velle, Alessandro Vaccaro, Andrea Vernazza, Mariano Mameli ed Antonella Cucureddu)  proverà a dimostrare che invece quei lividi potrebbero essere stati provocati il giorno dopo, quando la ragazza va alla lezione di kitesurf a Palau. Tant’è che oggi come testimoni ci saranno anche Francesca Brero e Marco Grusovin, i due istruttori. Che dovranno raccontare lo stato d’animo della giovane all’indomani del presunto stupro.

Dovevano essere ascoltati lo scorso 19 ottobre, ma l’udienza è stata sospesa poichè non c’erano microfoni a sufficienza, mancava uno schermo (al suo posto erano stati attaccati dei fogli di carta formato A-4 sul muro) su cui proiettare foto e video, di un processo basato maggiormente su materiale informatico e immagini. Dopo un breve consulto, il presidente del collegio giudicante, Marco Contu, aveva aggiornato l’udienza. Oggi dovrebbe essere tutto funzionante. Così ha assicurato il presidente del Tribunale Giuseppe Magliulo. Tutto dovrebbe andare liscio.

Fra i testimoni attesi anche i due titolari del B&B di Palau, Maika Pasqui e Daniele Ambrosiani, che ospitarono le ragazze quell’estate. C’era anche la sorella più piccola di Silvia, ma quella sera non andò a ballare con loro al Billionaire di Porto Cervo, dove invece Silvia e Rebecca (difesa da Vinicio Nardo e Fiammetta Di Stefano) incontrarono e conobbero Ciro ed i tre amici. A tarda notte l’invito a dormire nella villetta di Cala di Volpe. L’indomani mattina il presunto stupro e la violenza sessuale. I titolari del B&B ai carabinieri (delegati dal procuratore di Tempio Gregorio Capasso) che li avevano interrogati nei giorni successivi alla denuncia, dichiararono che Silvia “era serena”. Ma a Repubblica ed al Corriere della Sera che li intervistarono, dissero che “sembrava turbata”. In aula dovranno ripetere quale delle due versioni è vera. E però Ambrosiani disse che la ragazza il giorno successivo aveva chiesto se avesse una bicicletta per andare in farmacia: “Ho saputo soltanto dopo che voleva comprare la pillola del giorno dopo”.