La quarta udienza udienza del processo per stupro di gruppo contro Ciro Grillo, figlio del fondatore dei Cinque Stelle, ed i suoi tre amici genovesi Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, avrà come punto centrale di attenzione la perizia stilata il 26 luglio del 2019 dalla Clinica Mangiagalli di Milano. Tanto che mercoledì prossimo al Tribunale di Tempio Pausania sono chiamati a deporre come testimoni la ginecologa Marta Castiglioni, il medico legale Vera Gloria Merelli e la psicologa Laila Micci. Ci saranno anche i titolari del bed & breakfast di Palau, dove alloggiavano le due studentesse milanesi, Silvia e Rebecca (nomi di fantasia) durante la loro vacanza in Sardegna nell’estate di quell’anno; inoltre, “come persone informate sui fatti” gli istruttori di kitesurf che parlarono con la 19enne il giorno dopo il presunto stupro.

L’elemento significativo però è il referto della clinica, preceduto dalla comunicazione della notizia di reato inviata al procuratore capo di Tempio Pausania, Gregorio Capasso: “Ravvisando gli estremi di un delitto procedibile d’ufficio”, scrivono ancora i tre medici. Nella relazione alla voce “Esame ginecologico” non si evidenziano lesioni, tantomeno “perdite…patologiche”. Ma nel referto, oltre a ripetere quanto la ragazza italo-norvegese Silvia ha raccontato di quella notte del 17 luglio passata nella villetta di Cala di Volpe in uso alla famiglia di Beppe Grillo, si descrivono “al braccio destro, superficie volare, terzo medio, area di soffusione giallo-brunastra del tegumento, a contorni sfumati, ovalare, ad asse maggiore longitudinale di centimetri 3 per 1 circa”. Tradotto: lividi da pressione, riconducibili a suo dire alla costrizione ed alla violenza sessuale. Tutto documentato con foto. Così come all’avambraccio destro, alla gamba destra ed alla gamba sinistra.

La studentessa nove giorni l’accaduto racconta ai medici di essere stata violentata quella notte prima da Corsiglia nella camera da letto, che “Francesco inizia a strattonarla ed a tentare di buttarla sul letto, ma lei oppone resistenza… la obbliga con forza a un rapporto orale e tenta un rapporto completo… durante la violenza urlava e sentita molto dolore…”. Poi, l’indomani, alle nove del mattino, lo stupro di gruppo da parte di Ciro Grillo, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta: “prima costretta a bere vodka, tenendola per i capelli, gettata sul letto e obbligata ad avere rapporti sessuali a rotazione con tutti e quattro, che si disponevano uno a consumare il rapporto e gli altri a tenerla ferma, impedendole ogni forma di resistenza”.

Per l’avvocata della ragazza, Giulia Bongiorno (senatrice della Lega) la causa dei lividi è certamente riconducibile agli abusi. Per il collegio di difesa (composto dagli avvocati Alessandro Vaccaro, Gennaro Velle, Enrico Grillo, Andrea Vernazza, Ernesto Monteverde, Antonella Cuccureddu e Mariano Mameli) tutt’altro: all’epoca dei fatti, la giovane praticava kitesurf, uno sport che può lasciare segni a causa dell’attrito violento con la tavola e le onde. E in aula, mercoledì, oltre agli istruttori di  kitesurf, per sostenere questa tesi e smontare invece le perizie della Mangiagalli con una controreplica, ci sarà anche Marco Salvi, medico-legale ingaggiato dai quattro imputati.