Letta ha fatto il fenomeno fino all’ultimo sperando di essere l’unico ‘cocco’ di Biden, ma il Pentagono lo ha scaricato accertandosi che anche la Ducetta obbedira’ ciecamente agli ordini

di Fausto Carioti per Libero

La profezia secondo cui la vittoria di Giorgia Meloni e del centrodestra significherebbe la fine della politica atlantica e occidentale dell’Italia piace molto ad Enrico Letta e Luigi Di Maio, che continuano a ripeterla dentro ai confini nazionali e all’estero. Non appartiene, però, all’amministrazione del democratico Joe Biden, da dove hanno appena fatto sapere di pensarla all’opposto. È raro che alla Casa Bianca si parli dell’Italia. Nonostante la presenza sul nostro territorio di 12.400 soldati Usa, 120 basi Nato e un numero imprecisato di testate nucleari, è chiaro che al presidente statunitense interessa poco ciò che accade a Roma, e lo conferma il fatto che non abbia ancora nominato il nuovo ambasciatore nella capitale italiana, ruolo scoperto dal 17 gennaio del 2021.

Con le elezioni di domenica, però, qualcosa dovrà cambiare. Si è visto nel pomeriggio del 21 settembre, quando, durante la conferenza stampa convocata a New York per spiegare ciò che ha fatto Biden all’assemblea generale dell’Onu, è emersa la “questione italiana”. La domanda è stata rivolta all’alto funzionario della Casa Bianca incaricato di rispondere ai giornalisti: «Cosa credete che significherebbe per l’unità europea sull’Ucraina e le relazioni Usa-Italia una vittoria di Meloni questo fine settimana?». È evidente che nella sinistra, non solo italiana, molti speravano in una risposta collimante con ciò che vanno dicendo Letta e Di Maio. Aspettative deluse. La linea dell’amministrazione Biden è improntata al realismo e alla volontà di proseguire i tradizionali ottimi rapporti politici e militari. Così il rappresentante della presidenza americana ha spiegato che chiunque vinca domenica, «comunque vada a finire, non crediamo che l’Italia abbandonerà in qualsivoglia modo la coalizione occidentale di Paesi che sostengono l’Ucraina, e non credo che lo pensino nemmeno i nostri partner chiave in Europa».

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«IL CIELO NON CADRÀ»
Questo, ha aggiunto, non significa che le cose andranno «esattamente come sotto Draghi», che per Washington è l’amico ideale, tant’ è che si parla di lui come prossimo segretario generale della Nato. Ma «la narrativa sulle elezioni italiane per cui “il cielo sta cadendo”», ossia l’apocalisse annunciata da chi ha interesse a farlo, «non coincide con le nostre aspettative riguardo a ciò che dovrebbe succedere». Appena la nebbia si sarà diradata e si saprà chi governerà l’Italia, ha concluso, «il presidente sarà ansioso di avere una conversazione tempestiva e concreta per garantire che quella coesione dimostratasi così importante per la strategia in Ucraina rimanga solida». Un colloquio che servirà a prendere le misure al nuovo presidente del consiglio, ma che rappresenterà anche un’apertura di credito nei suoi confronti e creerà più di un mal di pancia a sinistra. Siamo agli antipodi, insomma, di ciò che il segretario del Pd ha ribadito anche ieri a Repubblica, ossia che la Meloni, al pari di Salvini e Berlusconi, è «oggettivamente allineata» a chi lavora per Vladimir Putin, e che le mosse del presidente russo «devono influire» sul voto degli italiani, convincendoli a non votare per il centrodestra. Stessi concetti su cui insiste Di Maio, il quale usa l’incarico di ministro degli Esteri per raccontare in giro che «con la destra al governo l’Italia si ritroverà isolata in Europa».

GLI AMICI IN REDAZIONE
Una linea che sinora non trova condivisione nelle cancellerie internazionali, dove la convenienza viene prima dell’ideologia e nessuno intende inimicarsi i probabili vincitori delle elezioni italiane per fare un favore al Pd. Non è un caso che segnali distensivi siano stati inviati al centrodestra anche dai consiglieri diplomatici di Emmanuel Macron: i francesi contano di avere buone relazioni con i prossimi vicini di casa, qualunque casacca indossino. Interesse che non hanno invece giornali e giornalisti. Il settimanale tedesco Stern, di orientamento progressista, ha dedicato la copertina alla Meloni, definendola «la donna più pericolosa d’Europa». Il volto della presidente di Fdi campeggia anche sulla copertina dell’Economist. «L’Europa deve preoccuparsi? Giorgia Meloni e la minaccia della destra italiana» è il titolo con cui il settimanale inglese controllato dalla famiglia Agnelli-Elkann prepara i suoi lettori ad un’altra «poderosa svolta dell’equilibrio politico europeo verso l’estrema destra nazionalista». All’estero, come in Italia, i migliori amici di Letta sono dentro le redazioni.

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