Sardine, il movimento dei disadattati si scioglie: il suo leader fancazzista ha una poltroncina da parassita e la missione si puo’ dire compiuta

Mattia Santori: “Destra da battere, ma le Sardine non torneranno”

Intervista al fondatore del movimento ittico ora consigliere comunale Pd: “Casini? Sono da sempre contro al gerontocrazia, lui è in Parlamento da 39 anni. Il mio ruolo è a Bologna, dove con Lepore e una coalizione ampia stiamo dimostrando che si può governare guardando a sinistra senza troppi compromessi”

A chi invoca il ritorno delle Sardine risponde: “Che sconforto, ancora questa richiesta: non torneranno”.
Mattia Santori, eppure nel 2019 il movimento fece da argine alla Lega in Emilia-Romagna: ora non serve un argine alla destra?
“Sì, ma sarebbe anacronistico tornare nelle piazze, non possiamo sempre gridare: al lupo! Tanti me lo chiedono, è vero. Ma le Sardine non sono la lampada del genio che magicamente basta strofinare, non sono un progetto politico, quello andava costruito in questi anni, noi siamo stati il pungolo per farlo. E poi nel 2019 avevamo un nemico, ma anche un approdo politico convincente con Bonaccini e Schlein”.

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Cosa si può fare, dunque, oggi?
“Ad oggi la risposta alla Meloni si chiama Pd e coalizione di centrosinistra, una delle poche comunità politiche ora in Italia. Anche se si potrà fare molto poco”.

Per quale motivo?
“Il gioco non entusiasma perché le regole sono dettate da una legge elettorale che non è stata cambiata, a cui si è aggiunto il taglio dei parlamentari, votato anche dal Pd. La nostra idea era che gli elettori potessero essere protagonisti, qui si dice loro: non contate nulla. Chi fa le liste pensa che la gente voti perun’idea di politica ed è sbagliato”.

Al Senato c’è Casini, c’era anche nel 2018.
“Non ha portato nulla nel progetto politico del centrosinistra in 5 anni, mi sento più rappresentato da Elly Schlein o da Sandra Zampa. E poi sono da sempre contro al gerontocrazia, dunque valuterò se votare uno che è in Parlamento da 39 anni. È una cosa che rimprovero a Letta. Ha fatto un gran lavoro per il partito anche con le Agorà e poi dà uno schiaffo così alla sua base? Lo trovo schizofrenico”.

Per i trentenni la politica non è più una compagna di viaggio: cosa ha da dire ai suoi coetanei?
“Troppo pochi 4 candidati under 35. Se vogliamo che la politica parli ai giovani dobbiamo farli comunicare tra loro, altrimenti sembreremmo come Conte o Salvini che pensano che i sedicenni li ascoltino solo perché fanno un account TikTok”.

Farà campagna elettorale?
“Quando capisco cosa stiamo comunicando ci proverò, nel frattempo stiamo rafforzando una rete trasversale di attivisti a livello nazionale, guardando al dopo elezioni, perché sarà un autunno caldo e bisognerà lavorare tanto sulla solidità di una comunità costruita dal basso, a prescindere da chi siederà in Parlamento. E soprattutto il mio ruolo è a Bologna, dove con Lepore e una coalizione ampia stiamo dimostrando che si può governare guardando a sinistra senza troppi compromessi”.

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