Collegio sicuro non olet.Vale per Roberto Speranza Dario Franceschini: esponenti del governo Draghi tra i più bastonati dal presidente della Regione Vincenzo De Luca, eppure pronti da capilista ad essere rieletti proprio nella terra del “nemico”. Vale per lo stesso governatore, che ha ottenuto la riconferma sicura del primogenito e deputato uscente Piero, ha disseminato le liste di alcuni fedelissimi e sta praticando per ora un congruo silenzio zen. Tregua che. come un congegno ad orologeria, durerà appena il tempo delle urne.
Nella restante Napoli dem, tuttavia, i malumori aspettano solo la fine delle elezioni per esplodere. E ci sarebbe anche lo stesso sindaco Gaetano Manfredi tra quanti mal digeriscono le decisioni calate dall’alto, e l’area metropolitana ricondotta a solita terra di conquista. “Possibile che, al netto dei problemi che gravano sulla classe dirigente partenopea, qui rischiamo di eleggerne tre: e due di questi parlamentari, Dario e Roberto, non li vedremo più e non saranno a disposizione per la città?”, è il mal di pancia più diffuso.Il terzo, Marco Sarracino, segretario metropolitano del Pd, ce l’ha fatta in extremis grazie all’intervento deciso del capoarea, il ministro Andrea Orlando, oltre che al risultato portato a casa con la vittoria al primo turno (del fu ” campo largo”) a Palazzo San Giacomo.

Poi resta la domanda: si sfioreranno mai, in campagna elettorale, i due ministri e il governatore, nemici amatissimi del centrosinistra? Non bisogna mica attivare una memoria remota per scorrere gli scontri tra il viceré salernitano e i suoi due bersagli preferiti: basta rileggersi le esternazioni di qualche settimana o mese fa. Su Speranza, fondatore di Articolo 1 e titolare della Salute già nel Conte II – riconfermato da Draghi per la tenuta durante la prima tragica ondata di Coviddel marzo 2020 – non si contano attacchi e sberleffi del presidente De Luca. Che lo ha definito, nell’ordine: “nulla assoluto ” , “ministro virtuale “, “chierichetto”, “raccomandatore “, “inesistente” “totalmente inesistente”.

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Il primo luglio scorso, parlando del riparto della Sanità, dannoso per la quota pro capite dei cittadini in Campania, De Luca picconava: ” Sono cose vergognose: è come se noi il ministro della Salute non lo avessimo. In confusione totale “. Il 7 luglio. “Tra il cosiddetto ministero della Salute e la realtà concreta c’è lo stesso rapporto che esiste tra una cartomante e un’astrofisica ” . Il 12 luglio: ” Mi viene il mal di fegato, se penso alla loro comunicazione. Un ministero virtuale ” . Bordate alle quali un ecumenico Speranza replicava: “Le polemiche fanno male a tutti e soprattutto a chi le fa”.Assai meno tollerante Franceschini che, già dopo gli scontri sul San Carlo, decise di reagire al violento attacco di De Luca contro la vertice dell’ufficio legislativo del ministero Annalisa Cipollone, rea di non aver accolto alcune norme della Campania sui vincoli paesaggistici: ” Con queste dottoresse ci potremo fare solo il brodino ” . Il ministro lo bacchettò pubblicamente. “Il presidente De Luca dovrebbe cercare di utilizzare argomenti giuridici, anziché usare battute offensive. Credo farebbe bene a scusarsi ” . Apriti cielo. Da Palazzo Santa Lucia altri strali: ” Mi aspetto che il ministro chieda scusa ai tanti disoccupati e alla povera gente nel momento in cui il soprintendente al San Carlo proposto dal Ministero decide vergognosi aumenti di stipendio, del tutto immotivati, in un momento nel quale tante famiglie hanno problemi di vita”.

E adesso? Nessuno scommette un centesimo su una vicinanza neanche casuale tra il presidente della Regione e i due ministri che saranno in campagna. È la grottesca estate della corsa alle Politiche. C’eravamo tanto detestati. Prima. Ora, si salvi chi può.