Omicidio Willy, la beffa finale dei fratelli Bianchi: sono condannati a risarcire i genitori del ragazzo che hanno ucciso. Ma risultano nullatenenenti, per cui pagheremo noi (ovvero lo stato)

OMICIDIO WILLY MONTEIRO, L’ULTIMA BEFFA DEI FRATELLI BIANCHI: IL GIUDICE STABILISCE UN RISARCIMENTO DI 500 MILA EURO, MA LORO RISULTANO NULLATENENTI. “PAGHERÀ LO STATO”

Clemente Pistilli per www.repubblica.it

Prima l’orrore e ora pure la beffa. I genitori di Willy sembrano destinati a non avere neppure un centesimo di risarcimento. I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, nonostante prima dell’arresto inondassero i social di foto in hotel di lusso, in barca e su moto potenti, risultano nullatenenti. I loro genitori, prima che gli venisse tolto a seguito di un accertamento della guardia di Finanza, percepivano persino il reddito di cittadinanza.

E non è molto differente la situazione di Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. La Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone ha condannato “i gemelli” all’ergastolo, gli altri due imputati a 23 e 21 anni di carcere, e a risarcire, solo di provvisionali immediatamente esecutive, 550mila euro ai genitori e alla sorella di Willy Monteiro Duarte. Non avendo a quanto pare conti correnti capienti né proprietà, i Bianchi e gli altri dovrebbero però cavarsela senza dover provvedere ai risarcimenti.

“Quando c’è un incidente stradale ci sono le assicurazioni che coprono, ma in questo caso è diverso e non abbiamo mai pensato di poter recuperare denaro da quelli”, conferma lo stesso avvocato Domenico Marzi, legale di parte civile. Una causa? “Non risultano avere nulla”, precisa il legale dei familiari di Willy, “e sarebbe difficile capire contro chi farla”.

A pesare moralmente però è soprattutto il fatto che gli imputati, in quasi due anni, non avrebbero neppure proposto un risarcimento simbolico. “Ci sono state delle lettere, dei tentativi che definisco inopportuni, per stabilire un contatto e niente più”, afferma l’avvocato Marzi. Ma dopo la sentenza con cui i Bianchi sono stati condannati all’ergastolo ai genitori di Willy non è giunto neppure un messaggio, né dai due fratelli né dai loro familiari.

La famiglia della vittima potrebbe rivolgersi alla Corte europea, chiedendo un risarcimento allo Stato italiano per quel giovane che non è riuscito a tutelare e che è stato massacrato senza un perché nella zona della movida di Colleferro, ma la strada è tutta in salita. “Valuteremo, vedremo bene cosa fare”, conclude l’avvocato Marzi.

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L’INTERROGATORIO CHOC DEI FRATELLI BIANCHI «WILLY? SOLO UN CALCIO»

Serenella Bettin per “Libero quotidiano”

«Non crede che Willy avrebbe avuto fratture del viso, il naso rotto, il labbro spaccato, la mandibola rotta se fosse stato vero che gli avessimo dato questi colpi?». «Guardi che è morto Willy». Raggelante. Ad ascoltare le deposizioni dei fratelli Bianchi si gela il sangue. Questa è la frase che Gabriele Bianchi rivolge al pm che basito gli risponde: «Guardi che Willy è morto». «Purtroppo lo so», risponde Bianchi. Il giudice evidentemente imbarazzato taglia corto: «Va beh, atteniamoci ai fatti del processo».

Sono le 3.20 del mattino del 6 settembre 2020 quando senza alcun motivo Willy Monteiro Duarte, un capoverdiano di 21 anni, viene ucciso davanti a un locale di Colleferro, comune della città di Roma. Perla sua morte vengono accusati quattro ragazzi: Francesco Belleggia, Mario Pincarelli e i due fratelli Bianchi, Marco e Gabriele.

La sentenza di primo grado di lunedì scorso non ha concesso sconti ai due fratelli che passeranno il resto della loro vita in carcere, anche se la strada per il passaggio in giudicato è ancora lunga. Ci sono Appello e Cassazione e tutti i benefici annessi e connessi qualora vengano riconosciuti. Gli altri due componenti del branco, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, sono stati condannati rispettivamente a 23 anni e 21. Così ha stabilito la Corte d’Assise di Frosinone. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo per i Bianchi appunto e 24 anni per gli altri due.

DICHIARAZIONI CHOC

Sabato sera su Rai3, durante la trasmissione Un giorno in Pretura sono andate in onda le deposizioni dei fratelli Bianchi e son state ripercorse le fasi processuali riproponendo le testimonianze delle parti coinvolte. Deposizioni sconvolgenti con i fratelli che provano a fornire la loro versione dei fatti. «Da stupido» dice Marco, «ero agitato, ho dato la spinta a Willy e il calcio. Ma il calcio… l’ho preso qui sul fianco, non l’ho preso sul petto, io so le mie conseguenze se do un calcio frontale sul petto. Io non mi sarei mai permesso di dare un calcio frontale.

La mia colpa, la mia responsabilità io l’ho sempre detta: ero agitato, non sapevo che stesse succedendo, quindi quando sono arrivato pensavo che il mio amico stava litigando, perché se io sapevo una cosa del genere che il mio amico non stava neanche litigando capivo la situazione, prendevo e me ne andavo. Siccome ho reagito male, mi sono agitato, quando ho visto questo ragazzo (Willy, ndr) ma com’ era questo ragazzo poteva essere un altro, ho reagito male, gli ho dato la spinta».

«E il calcio dove glielo ha dato?» chiede il pm. «Gliel’ho dato qui sul fianco», risponde Bianchi che prima mostra il fianco destro e poi il sinistro. Una ricostruzione che diverge con quanto detto dai testimoni, che parlano di un forte calcio sul petto di Willy. «Ma lei» dice Gabriele Bianchi al pm, «lei non pensa che i colpi da me dati e da mio fratello per la nostra struttura fisica e la nostra esperienza…

Non crede che Willy avrebbe avuto fratture del viso, il naso rotto, il labbro spaccato, la mandibola. Ma lei» dice Gabriele Bianchi al pm, «lei non pensa che i colpi da me dati e da mio fratello perla nostra struttura fisica e la nostra esperienza… Non crede che Willy avrebbe avuto fratture del viso, il naso rotto, il labbro spaccato, la mandibola rotta se fosse stato vero che gli avessimo dato questi colpi? rotta se fosse stato vero che gli avessimo dato questi colpi?».

LE CONDANNE

All’aggressione, come viene ricostruito, quella sera hanno assistito molte persone ma per la lestezza dei movimenti e dei colpi, per la troppa confusione, per il buio, dai testimoni sono state date molte versioni tra loro discordanti. La pubblica accusa ha ricostruito i 50 secondi – il lasso di tempo in cui Willy venne brutalmente picchiato dall’arrivo in auto dei fratelli Bianchi in mezzo alla folla, al calcio violentissimo che gli viene inferto, fino all’accanimento dei 4 imputati sul corpo a terra di Willy.

I fratelli Bianchi sono esperti di arti marziali tanto che durante il processo il pm chiede come mai Marco Bianchi da un quotidiano locale venisse definito “il maledetto”. «Lei sa perché?» chiede il pm. «No…così per caso, ma non mi presentavo mai agli incontri dicendo quel nome». «Lei sa per quale motivo le hanno dato questo nome?». «Ma è un nome così… dicendo il maledetto si associa a una persona violenta». Gli imputati sono stati condannati pure a pagare una provvisionale di 200mila euro ciascuno ai genitori di Willy e di 150mila euro alla sorella. Willy Duarte aveva 21 anni. Faceva l’aiuto cuoco, i soldi che prendeva li dava in famiglia. Sognava di fare lo chef.

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