“Gli italiani ti hanno risposto con una pernacchia” Draghi e la pessima battuta sul condizionatore: solo Travaglio ha avuto le palle per degli in faccia quello che pensa la maggioranza dei cittadini perbene

IL TECNICO DEL GAS

Di MARCO TRAVAGLIO per Il Fatto quotidiano
Finora, nella crisi ucraina, Draghi non toccava palla. Poi l’altroieri l’ha toccata, ma per tirarla nella sua porta, che purtroppo è anche la nostra. È stato quando ci ha detto che “sull’embargo al gas russo seguiremo le decisioni della Ue” e ci ha posto l’aut-aut “fra la pace e i condizionatori accesi”, costringendoci a scegliere fra due possibili reazioni.
La più irresistibile: una pernacchia. E la più faticosa: prenderlo sul serio. Proprio perché è lui, tentiamo la seconda. L’embargo sul gas russo, da cui dipendiamo per il 46,6%, ci costerebbe fino a 2,3 punti di Pil (75 miliardi), cioè crescita zero, metano a 200 /kwh, mezzo milione di disoccupati in più, migliaia di aziende che chiudono.
Una cosetta, che però ingrasserebbe gli Usa. Dunque Draghi annuncia che, “se l’Ue ci propone l’embargo sul gas, noi saremo ben contenti di seguirla”. Ben gentile. Ma l’Ue non siamo anche noi, anzi soprattutto noi, da quando le gazzette draghiane ci assicurarono che la neopensionata Merkel passava lo scettro del comando a SuperMario? Qualcuno glielo dica: l’Ue sei tu, torna a bordo, cazzo!
Al nostro Di Foggia che osa fargli una domanda il premier risponde piccato: “Preferisce la pace o il condizionatore acceso? È questa la domanda che ci dobbiamo porre”. Veramente la domanda che ci dobbiamo porre è come sia possibile che uno che parla così venga scambiato da 14 mesi per un fenomeno, anzi il Migliore.
1) Come gli rammenta un basito Lucio Caracciolo, “non esiste l’alternativa pace-gas: non ricordo un conflitto di qualche rilievo interrotto da sanzioni e i russi hanno dimostrato di saper rinunciare a moltissimo pur di non perdere una guerra”. A furia di sanzioni inflitte dai governi che han fatto come o peggio di lui in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia, Putin è balzato all’83% di consensi.
2) Il premier è lì per risolverci i problemi, non per illustrarceli come se stesse al bar per farli risolvere a noi e farci pure sentire in colpa come sabotatori della pace perché accendiamo lo split.
3) In un referendum tra pace e condizionatori, specie se si tenesse a Ferragosto, vincerebbero i secondi (possibilmente accesi), perché tutti sanno che la pace non si agevola tagliandoci il gas da soli, ma smettendo di riempire di armi il campo di battaglia, che ne è già pieno zeppo, evitando di seguire Usa&Nato nell’ideona di allungare il conflitto e riprendendo l’esile filo del negoziato.
4) Abbiamo sempre considerato Draghi un grande sopravvalutato, ma sottovalutavamo la sopravvalutazione.

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Ora chi gli vuol bene dovrebbe spiegargli un paio di cose, anche con disegnini. Possibilmente prima che ci ponga i prossimi aut-aut fra la tregua e Alexa, fra il genocidio e l’aspirapolvere, fra l’atomica e il tostapane.

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  1. Raccapricciante questo ci fa capire quanto siano bastardi i soldati ucraini.
    Toni Capuozzo – “C’ è la guerra, al telefono”di Toni Capuozzo Sto vedendo video sanguinosi, ma questo, senza una goccia di sangue, è peggio. In guerra le persone danno il peggio e il meglio di sé. Questo soldato ucraino mostra il peggio, utilizzando il telefonino di un soldato russo ucciso. Ve lo racconto: la mamma del soldato russo riceve la videochiamata, appare il suo volto, lei crede che sia il figlio e pronuncia il suo nome “Iliusha, Iliusha” (diminutivo di Ilija) con tono allarmato. Il militare ucraino ride e dice “Slava Ucraina”, “Gloria all’Ucraina”.
    La mamma dice “non c’è Iliusha?”.
    Lui risponde. “E’ morto. Ha fatto tre errori: si è perso, si è perso in Ucraina, è morto come un cane”. E ride.
    Si vede il volto della madre impietrita che inizia a tremare. Lui dice: “cosa ti succede, perché ti tremano le labbra?”.
    La mamma, con un altro telefonino, chiama una ragazza, probabilmente la fidanzata del figlio. E’ la ragazza a continuare a parlare con il militare ucraino. La ragazza dice alla madre: “Questo è un bastardo”. Poi rivolta al soldato: “Non crediamo a quello che dici. Facci vedere il nostro ragazzo”. Lui risponde: “Non è rimasto niente di questo qui, è rimasto solo il culo, la gamba è staccata dal corpo, per fortuna è rimasto solo il telefono per chiamarvi e dirvi che lo stronzo fottuto non c’è più”. Continua…
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-toni_capuozzo___c__la_guerra_al_telefono/39602_45895/

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