Pagamento in Rubli, Draghi ha raccontato una balla! Putin in persona lo ha smascherato: da oggi si paga il gas come dice lui, altrimenti il rubinetto si chiude per sempre

Altro che marcia indietro, come aveva accreditato Mario Draghi dopo la telefonata con il Cremlino. Il presidente russo Vladimir Putin decide di passare dalle parole ai fatti e concretizza la minaccia di interrompere le forniture di gas se i Paesi “ostili” (tra cui è stata inserita anche l’Italia) non cominceranno a pagare in rubli e non più in euro o dollari.

Putin ha annunciato di aver firmato un decreto sulla nuova procedura per il pagamento del gas russo da parte dei «paesi ostili». Gli acquirenti dovranno pagare in rubli. «Offriamo uno schema chiaro e trasparente», ha spiegato, e «per acquistare gas naturale russo devono aprire conti in rubli nelle banche russe». Il decreto entra in vigore da domani. Putin ha aggiunto che in caso di mancato pagamento in rubli, i contratti saranno sospesi.

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I Paesi ostili «per acquistare gas naturale russo dovranno aprire conti in rubli nelle banche russe. Da questi conti verrà effettuato il pagamento per il gas consegnato a partire da domani, 1° aprile». Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin, citato da Ria Novosti.

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che «il rifiuto dei Paesi di pagare il gas in rubli sarà considerato un mancato adempimento degli obblighi e che, in questo caso, i contratti esistenti saranno interrotti».

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4 comments
  1. con imposizioni arbitrare il governo dei “migliori” ha indotto/ obbligato gli italiani a sottoporsi al tso di Stato con cadenza semestrale..

    il rifiuto ha comportato per molti la perdita del reddito, oltre a non poter accedere ai servizi, discriminati se pur con tampone negativo..

    ora, sempre grazie al governo di “alto profilo” (i peggiori politicanti dal dopoguerra ad oggi), rischiamo di tornare al medioevo..

    intanto i media applaudono il despota non eletto che sta portando il paese dritto alla rovina in difesa della democrazia altrui, mentre a casa calpesta la costituzione a piedi pari..

  2. Diverse testate giornalistiche stanno descrivendo la mutazione di alcuni canali ‘social’ i quali, da baluardi del verbo no vax duro e puro, vanno prendendo posizioni dichiaratamente filo putiniane. Uno sguardo sui canali Telegram o Facebook (Info Nesh, Basta Dittatura, Giù la Mascherina) conferma tale esodo. Non mi riferisco ovviamente a tutti coloro i quali hanno sollevato serie e motivate obiezioni alla campagna vaccinale di massa, o a chi ritiene l’aggressione all’Ucraina un fatto sanguinario ma evitabile alla luce di condizioni geopolitiche cinicamente attuali. La fetta di popolazione protagonista di questa migrazione è costituita da quei gruppuscoli che, acriticamente, fanno dell’assenza di una qualsivoglia attenzione alle dinamiche socio-politiche pregresse la loro cifra, riparandosi dietro monolitici assunti quali: “Con Putin senza se e senza ma”, oppure “Solo Putin difenderà l’Occidente”. Da cosa, forse nemmeno loro lo sanno bene.
    Diverse testate giornalistiche stanno descrivendo la mutazione di alcuni canali ‘social’ i quali, da baluardi del verbo no vax duro e puro, vanno prendendo posizioni dichiaratamente filo putiniane. Uno sguardo sui canali Telegram o Facebook (Info Nesh, Basta Dittatura, Giù la Mascherina) conferma tale esodo. Non mi riferisco ovviamente a tutti coloro i quali hanno sollevato serie e motivate obiezioni alla campagna vaccinale di massa, o a chi ritiene l’aggressione all’Ucraina un fatto sanguinario ma evitabile alla luce di condizioni geopolitiche cinicamente attuali. La fetta di popolazione protagonista di questa migrazione è costituita da quei gruppuscoli che, acriticamente, fanno dell’assenza di una qualsivoglia attenzione alle dinamiche socio-politiche pregresse la loro cifra, riparandosi dietro monolitici assunti quali: “Con Putin senza se e senza ma”, oppure “Solo Putin difenderà l’Occidente”. Da cosa, forse nemmeno loro lo sanno bene. La psicoanalisi insegna: ciò che induce alla migrazione tra queste due sponde è il bisogno di un assoluto. L’assoluto dispensa dal pensare, dall’indagare le questioni profonde alla base dei fenomeni sociali, cosa che per molti individui comporterebbe ad una seria messa in discussione delle loro fragili certezze. La costruzione paranoica di un nemico, vero o fittizio che sia, è alla base della tenuta mentale di soggetti i quali, senza il male alle porte, andrebbero incontro ad un disequilibrio. Si ricordi infatti che il delirio, anche quello paranoico, è un rimedio alla psicosi, una pezza per vivere meno peggio rispetto ad una andatura tremolante e scompensata. Oggi che il Covid perde potenza, anche le teorie cospirazioniste diminuiscono in attrattiva. Dunque, per molti, meglio spostarsi su altri fronti fortemente bipolarizzati, laddove è presente un assoluto ben individuabile al quale affidarsi, confidando in un suo salvifico potere difensivo. Putin, novello Vlad Tepes, incarna oggi agli occhi di questa umanità il baluardo che li protegge dalle loro paure più recondite: l’omosessualità, il vizio, la degenerazione dei costumi. L’invasione dell’Ucraina è da costoro vissuta come una “crociata” contro le nazioni perse e dannate (“Non mi aspetto accordi con una banda di drogati neonazisti” dice lo Zar). Si tratta, a ben vedere, delle medesime angosce profonde, e dunque inconfessabili desiderata, che le ormai sfiorite piazze no vax gridavano nei loro cortei, brandendo crocefissi, inneggiando alla contaminazione dei mores, o auspicando un ritorno del ventennio contro Soros e le massonerie colpevoli di aver creato e diffuso il virus. Reputation Science analizzando la messaggistica dei gruppi novax-sì Putin ha scovato la medesima matrice complottarda: l’Ucraina sarebbe il male espresso dal nuovo ordine mondiale, laddove in questa guerra “se vince Putin, perdono Draghi, Macron e von der Leyen”, dunque la triade satanica che ha cercato di sottomettere il mondo col vaccino. Dall’iconografia dei santificatori di Putin emerge la necessità del padre riparatore, invictus, figura che si nutre della medesima linfa che alimentava, e in parte tuttora alimenta, la vulgata del ‘quando c’era lui’. Troppo difficile oggi analizzare le cause storiche del conflitto, troppo difficile ieri indagare il concetto di zoonosi, di limite tra specie, di pandemia. Mesi fa, meglio immaginare un Moloch come Big Pharma che vuole farci prigionieri, ponendo le bislacche, ma assai semplici teorie no vax, come verbo salvifico della nostra specie. Oggi, meglio denunciare manovre occulte che vedrebbero, dietro le parole del presidente ucraino, agire quei medesimi foschi burattinai incolpati a suo tempo di aver giostrato la grande ‘impostura’ del Covid. Chi si avventura in queste visioni ultra riduttive e banalmente semplificative fa furbescamente a meno dell’analisi di un humus sociale che esprime soggetti come Putin, che è ben lungi dall’essere il folle con l’imbuto in testa, quanto il prodotto finale del Russkiy Mir, un universo popolato da ideologi quali Aleksander Dugin, condito e cesellato da un avvallo religioso della Chiesa Ortodossa Russa (come non ricordare le rivoltanti parole del patriarca Krill ‘l’invasione russa dell’Ucraina è una “crociata” contro le nazioni che difendono i diritti degli omosessuali e contro stili di vita che giudica peccaminosi e contrari alla tradizione cristiana.’). Putin non è un pazzo, quanto un grigio ex uomo del KGB, incarnazione classica della “banalità del male”, che si sente autorizzato ad agire “in nome e per conto di” avendo alle spalle un apparato bellico consenziente, la chiesa ortodossa che ne avvalla le gesta, un intellighenzia plaudente e gli avversarsi tacitati.
    La psicoanalisi insegna: ciò che induce alla migrazione tra queste due sponde è il bisogno di un assoluto. L’assoluto dispensa dal pensare, dall’indagare le questioni profonde alla base dei fenomeni sociali, cosa che per molti individui comporterebbe ad una seria messa in discussione delle loro fragili certezze. La costruzione paranoica di un nemico, vero o fittizio che sia, è alla base della tenuta mentale di soggetti i quali, senza il male alle porte, andrebbero incontro ad un disequilibrio. Si ricordi infatti che il delirio, anche quello paranoico, è un rimedio alla psicosi, una pezza per vivere meno peggio rispetto ad una andatura tremolante e scompensata.

    Oggi che il Covid perde potenza, anche le teorie cospirazioniste diminuiscono in attrattiva. Dunque, per molti, meglio spostarsi su altri fronti fortemente bipolarizzati, laddove è presente un assoluto ben individuabile al quale affidarsi, confidando in un suo salvifico potere difensivo.

    Putin, novello Vlad Tepes, incarna oggi agli occhi di questa umanità il baluardo che li protegge dalle loro paure più recondite: l’omosessualità, il vizio, la degenerazione dei costumi. L’invasione dell’Ucraina è da costoro vissuta come una “crociata” contro le nazioni perse e dannate (“Non mi aspetto accordi con una banda di drogati neonazisti” dice lo Zar). Si tratta, a ben vedere, delle medesime angosce profonde, e dunque inconfessabili desiderata, che le ormai sfiorite piazze no vax gridavano nei loro cortei, brandendo crocefissi, inneggiando alla contaminazione dei mores, o auspicando un ritorno del ventennio contro Soros e le massonerie colpevoli di aver creato e diffuso il virus.
    Reputation Science analizzando la messaggistica dei gruppi novax-sì Putin ha scovato la medesima matrice complottarda: l’Ucraina sarebbe il male espresso dal nuovo ordine mondiale, laddove in questa guerra “se vince Putin, perdono Draghi, Macron e von der Leyen”, dunque la triade satanica che ha cercato di sottomettere il mondo col vaccino.

    Dall’iconografia dei santificatori di Putin emerge la necessità del padre riparatore, invictus, figura che si nutre della medesima linfa che alimentava, e in parte tuttora alimenta, la vulgata del ‘quando c’era lui’. Troppo difficile oggi analizzare le cause storiche del conflitto, troppo difficile ieri indagare il concetto di zoonosi, di limite tra specie, di pandemia. Mesi fa, meglio immaginare un Moloch come Big Pharma che vuole farci prigionieri, ponendo le bislacche, ma assai semplici teorie no vax, come verbo salvifico della nostra specie. Oggi, meglio denunciare manovre occulte che vedrebbero, dietro le parole del presidente ucraino, agire quei medesimi foschi burattinai incolpati a suo tempo di aver giostrato la grande ‘impostura’ del Covid.

    Chi si avventura in queste visioni ultra riduttive e banalmente semplificative fa furbescamente a meno dell’analisi di un humus sociale che esprime soggetti come Putin, che è ben lungi dall’essere il folle con l’imbuto in testa, quanto il prodotto finale del Russkiy Mir, un universo popolato da ideologi quali Aleksander Dugin, condito e cesellato da un avvallo religioso della Chiesa Ortodossa Russa (come non ricordare le rivoltanti parole del patriarca Krill ‘l’invasione russa dell’Ucraina è una “crociata” contro le nazioni che difendono i diritti degli omosessuali e contro stili di vita che giudica peccaminosi e contrari alla tradizione cristiana.’).
    Putin non è un pazzo, quanto un grigio ex uomo del KGB, incarnazione classica della “banalità del male”, che si sente autorizzato ad agire “in nome e per conto di” avendo alle spalle un apparato bellico consenziente, la chiesa ortodossa che ne avvalla le gesta, un intellighenzia plaudente e gli avversarsi tacitati.

    1. Commento banale, di parte. Grande ego, poca sostanza, il classico pseudo intellettuale, oltre tutto ripetitivo. Non funziona dai…., studia, informati meglio, sii anche più filosofo, vedrai che migliorerai.

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