Mattarella, quella frase indegna sui morti di Bergamo per fare pubblicità ai suoi padroni di big Pharma avrebbe potuto risparmiarsela

Sergio Mattarella, il discorso di fine anno: “Vi ricordate a inizio pandemia?”. L’addio del presidente dei vaccinati

L’ultimo discorso di fine anno di Sergio Mattarella è l’addio al Quirinale di quello che forse passerà alla storia come “il presidente della pandemia”. Colui che ha dovuto gestire, dal Colle, la fase più dura del Paese dal Secondo Dopoguerra a oggi. “Grazie a tutti voi per aver mostrato il volto dell’Italia, laboriosa, creativa e solidale”, esordisce il presidente, in piedi e non seduto alla scrivania.

Un congedo sobrio, stringato, emozionato. Nel suo commiato, spicca il ringraziamento agli italiani e soprattutto a chi per senso di responsabilità ha accettato la “sfida” dei vaccini, “uno strumento prezioso non perché garantiscono l’invulnerabilità”, ma perché “riducono in maniera decisiva i rischi per sé e per gli altri”. Il “presidente dei vaccinati” cita, non a caso, l’angoscia dei primi mesi della pandemia: “Cosa avremmo dato quei giorni per avere il vaccino?”. Il grazie alla ricerca e alla scienza è un monito ai no vax: “Sprecare questa possibilità è un’offesa a chi non l’ha avuta”, e il pensiero va ai migliaia di morti. 

Nessun riferimento alla magistratura, nell’anno degli scandali Palamara, Amara e del caos della Procura di Milano e al Csm, di cui Mattarella è presidente, un caos che ha coinvolto Piercamillo Davigo icona di giustizialisti e manettari. Un silenzio assordante e significativo dell’imbarazzo che si respira al Colle. E nessuna parola politica vera, se non un riferimento ai partiti che sono stati in grado di unirsi nel momento del bisogno. Intorno a Mario Draghi, guarda caso il candidato principale a succedere proprio a Mattarella. E il passaggio sull’unità di intenti assomiglia tanto a un suggerimento per la linea da tenere a fine gennaio, quando entrerà in carica il nuovo presidente.

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